«Una cultura della cura e della dignità fino alla fine». È questo il principio al centro dell’esortazione approvata dai Vescovi delle Chiese di Puglia riuniti il 10 e 11 settembre a Molfetta, presso il Pontificio Seminario Regionale «Pio XI». L’assemblea, presieduta dall’arcivescovo di Bari-Bitonto Giuseppe Satriano, ha affrontato anche i temi dello sport negli oratori, dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e della formazione dei sacerdoti.
Tra i principali argomenti, i Vescovi si sono confrontati sul bando nazionale «Spazi dedicati allo sport in ambito oratoriale», istituendo la commissione regionale prevista dall’avviso. Ne fanno parte un rappresentante per ciascuna diocesi, l’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie Leonardo D’Ascenzo e i responsabili regionali della Pastorale giovanile don Davide Abascià e Vito Paniello, oltre a don Enzo Vergine e don Giosy Mangialardi.
L’incontro con il nuovo Luogotenente dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Bernardo Capozzolo, ha permesso di ribadire il valore dell’istituzione nel sostegno alle opere caritative e sociali in Terra Santa, auspicando una maggiore conoscenza dell’Ordine nelle comunità ecclesiali.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla formazione dei presbiteri. Satriano ha richiamato il centenario del Seminario Regionale come occasione per fare memoria del percorso compiuto e, nello stesso tempo, interrogarsi sulle esigenze della formazione sacerdotale in una Chiesa e in una società profondamente cambiate.
Al centro dell’esortazione sul fine vita c’è il rifiuto del suicidio medicalmente assistito come risposta alla sofferenza, insieme alla conferma della contrarietà all’accanimento terapeutico e al riconoscimento della possibilità di rinunciare a trattamenti sproporzionati. «Tra l’accanimento e l’anticipazione della morte esiste uno spazio decisivo: quello della cura», affermano i Vescovi.
L’appello è rivolto soprattutto alle istituzioni, chiamate a garantire cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, hospice e sostegno alle famiglie e ai caregiver prima di introdurre nuove procedure sul fine vita. «Quando non è più possibile guarire, è sempre possibile curare, alleviare, accompagnare», sottolineano.
La Chiesa pugliese chiede infine che il tema non diventi terreno di scontro politico o ideologico e invita a costruire una società nella quale «nessuno sia lasciato solo» e «nessuno sia considerato un peso», perché ogni vita, anche nella fragilità e fino all’ultimo istante, «merita cura, rispetto e amore».
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