Svolto il penultimo appuntamento di una memorabile stagione artistica, curata nei minimi dettagli dal Palazzo delle Arti Beltrani: “Cinerama… estro” è stato un vero e proprio viaggio indimenticabile nel cinema d’autore, un concerto-tributo a uno dei più grandi compositori della storia del cinema, Ennio Morricone. Personalità raffinata e incredibilmente creativa, vincitore di numerosi premi, tra cui l’Oscar alla carriera nel 2007, Morricone è stato qui omaggiato proprio per la sua capacità di dare voce a personaggi e immagini, attraverso le sue colonne sonore.
Questa decima edizione, curata dal direttore artistico Niki Battaglia, tra musica, teatro e la creazione di veri e proprio salotti culturali e letterari, ha avuto come obiettivo fondamentale quello di creare un posto sicuro, ogni giorno. Ed è proprio in un posto sicuro che ci si sente nella suggestiva Corte Davide Santorsola di Palazzo delle Arti Beltrani, dove, da febbraio fino ad oggi, si è tentato di diffondere l’idea di una cultura e un’arte che non devono fare riferimento soltanto all’ambito internazionale, ma devono porre la propria attenzione anche al territorio pugliese, dando spazio e risalto ad artisti meno conosciuti nel panorama globale.
È quello che è accaduto sul palco della Corte Davide Santorsola durante il concerto Cinerama… estro: la voce potente, ma allo stesso tempo delicata, della cantante pugliese Erica Campanella, si fonde con le capacità di artisti poliedrici come Antonio Piccialli al pianoforte, Giambattista Ciliberti al clarinetto, Giovanni Astorino tra violoncello e basso elettrico, Luca Lorusso alle percussioni e Vito Mitoli alla tromba, alcuni dei quali hanno suonato nell’orchestra diretta dallo stesso Ennio Morricone.
Ma come è nato il progetto di Cinerama…estro? È lo stesso Lorenzo Procacci Leone, uno dei direttori artistici del circolo del cinema Dino Risi, a rispondere a questa domanda in apertura all’evento. Il progetto nasce proprio dalla sua amicizia con il maestro Antonio Piccialli, che nel corso della sua carriera ha lavorato anche con Ennio Morricone.
Un’amicizia che ha portato a far germogliare l’idea di omaggiare questo grande artista e compositore, non solo attraverso i suoi pezzi più famosi, ma anche tramite quelli più rari e meno conosciuti. E infatti, tra le colonne sonore di Il brutto, il buono e il cattivo, C’era una volta in America, Nuovo cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano e molte altre che sono diventate veri leitmotiv indimenticabili di questo meraviglioso artista, i musicisti hanno eseguito anche alcune melodie poco conosciute dal pubblico. È il caso di colonne sonore di film come Joss il professionista, Matrimonio con vizietto, Il gatto a nove code e molti altri.
La serata è stata poi impreziosita e resa maggiormente immersiva grazie alla proiezione, sulle pareti in pietra della corte, di locandine e immagini di questi film, creando in questo modo un vero e proprio percorso sonoro e visivo.
E, infondo, non è proprio questa la peculiarità del cinema? Quella di coinvolgere due dei nostri sensi, la vista e l’udito. Quando questo incrocio di sensi viene fatto in maniera sublime grazie al regista e al musicista avviene un “miracolo”: il film diventa cinema. Come accade grazie alle colonne sonore di Morricone. Vere e proprie musiche per immagini che possono sia essere parte integrante delle scene, sia riuscire ad esistere in completa autonomia rispetto al film stesso. Si tratta di un’unione tra melodia e sperimentazione, che ha portato Morricone a cimentarsi in tutti i generi cinematografici possibili, dalla fantascienza al thriller, dalla commedia ai film storici, dal melodramma agli spaghetti-western, trasformando il cinema stesso in poesia universale, attraverso un linguaggio fatto di emozioni e memoria.
Rapito dalla bravura dei musicisti sul palco e dalle sensazioni suscitate dalle stesse colonne sonore di Morricone, il pubblico della Corte Davide Santorsola è riuscito quasi a toccare con mano questa ricerca del compositore verso il suono puro, concepito come arte totale con lo scopo di superare qualsiasi limite di forma e genere per diventare qualcosa di intangibile, come un sogno.
Claudia Monterisi






