Ci sono alcune date del calendario che certificano eventi importanti per la vita di una città storicamente e culturalmente importante come Trani: il due febbraio sarà ricordato come una data funesta per l'abbattimento dell'imponente ciminiera dell'ex area 'La Pietra'. Si tratta di un evento negativo al pari di quel triste giorno in cui l'indifferenza dei cittadini e la sottocultura dell'Amministrazione del Sindaco Nunziante sancirono - sempre per motivi di sicurezza - l'abbattimento dello straordinario Teatro di Trani denominato 'San Ferdinando'.
Siamo ancora una volta esterrefatti ed inorriditi davanti all'ennesimo scempio perpetrato sui beni storico-testimoniali di Trani.
L'obbrobrio culturale dell'abbattimento del teatro San Ferdinando che investì Trani circa sessant'anni fa è ben poca cosa rispetto all'incredibile ravvicinata sequenza di interventi nefasti che si stanno abbattendo come una diabolica scure sul tessuto urbanistico della Città.
Vorremo solo ricordare gli ultimi episodi: l'abbattimento del palazzo San Giorgio; la cancellazione dell'area Giustozzi; il ristorante nella fortificazione del Fortino; la devastazione del giardino di Villa Monetti; la demolizione di alcune ville storiche a ridosso della periferia della Città; ecc.
L'elemento più 'innovativo' e 'moderno' della devastazione dei beni storici consiste nella distruzione di beni ufficialmente vincolati con decreti di tutela.
Gli artifizi amministrativi che permettono tali scempi sono molteplici, sofisticati e fantasiosi. Si va dalla semplice azione di rifrazionamento catastale, alla più graduale azione di quotidiano disboscamento dei giardini; per ricorrere all'invocazione della pubblica incolumità passando per il recupero storico-ambientale per evitarne il degrado. Tuttavia, il risultato è sempre lo stesso: il bene storico-testimoniale viene cancellato o, così come è avvenuto per il ristorante nel Fortino, viene del tutto offuscata la testimonianza storica legata alla preesistente chiesa di Sant'Antuono.
La Legambiente per quel che attiene all'ex'Area La Pietra' ha testardamente condotto numerose azioni amministrative e giudiziarie miranti alla parziale salvaguardia dei beni in essa inclusi. L'area, infatti, oltre che conservare preziosi manufatti di archeologia industriale, per la sua collocazione, poteva essere parzialmente utilizzata per restituire al soffocante tessuto urbanizzato della città un piccolo lembo di verde pubblico beneficio della intera collettività. Evidentemente, l'interventismo di pochi attivisti nulla può rispetto all'indifferenza dei cittadini o all'ancor più grave silenzio degli amministratori e dei dirigenti pubblici.
Rimaniamo ancora una volta paralizzati di fronte alla triste deriva sotto culturale che sta imperversando in città. Trani, un tempo importante e glorioso crocevia storico-culturale-giuridico che ha dato natali ad insigni cittadini come Giovanni Bovio, Emilio Covelli, Giovanni Beltrani, viene quotidianamente devastata da insensibili operatori senza scrupoli che agiscono esclusivamente in nome della 'vil pecunia'.
Allo stesso modo è sconcertante constatare che il grido d'allarme lanciato dalla Legambiente con l'iniziativa 'salval'arte', con la quale si faceva appello ai cittadini più sensibili affinché inviassero cartoline, atti e documenti fotografici per censire importanti beni della città, sia stato del tutto inascoltato.
E che dire di coloro che pur avendo un ruolo chiave nell'amministrazione di Trani e autoproclamandosi strenui paladini e difensori della tranesità con pomposi libri storico-celebrativi, con il loro assordante silenzio si mostrano per quel che realmente sono: pavidi e soccombenti rispetto a presunte ed improcrastinabili scelte economiche.
Con grande amarezza concludiamo citando un celebre aforisma di Indro Montanelli: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente".
I soci della Legambiente - Circolo di Trani