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Occupazione, «la crisi è gravissima»

Non di sola vertenza Franzoni vivono i problemi dell'occupazione a Trani. Il caso della exFilatura ha fatto scalpore e ne stiamo seguendo passo per passo le preoccupanti evoluzioni, mapurtroppo non c'è solo quello.
E tutto quello di cui non si parla, ma che con sempre maggiore frequenza avviene, senzaclamore, ma con grave fragore per chi lo subisce, è diventato oggetto di un documento dei sindacati,Cgil, Cisl e Uil, trasmesso a sindaco, giunta e consiglio comunale. Esprimono "forti preoccupazioni suquanto sta avvenendo in città sul versante del lavoro. Preoccupazione che viene generata dai dati sulladisoccupazione che aumenta, ad ogni "tocco d'orologio", portandosi a livelli non più accettabili. Infatti- spiegano le tre sigle -, stiamo assistendo giornalmente, nostro malgrado, a chiusure di aziende, (conparticolare riferimento al settore del Tac) e, inoltre, abbiamo verificato che il numero di cassintegratitranesi aumenta a vista d'occhio, come quelli collocati in mobilità con la legge 223/91, anticamera dellicenziamento. Questi cittadini sono, tra virgolette, i privilegiati perché possono usufruire degliammortizzatori sociali, poi c'è un lungo e pietoso elenco di gente che di colpo viene licenziata senzacoperture sociali. Tutto ciò sta portando in città tanta povertà, la quale nei prossimi anni potrebbesfociare in risvolti pericolosi per la collettività, viste anche le ricadute che si stanno avendo sulcommercio e sul lavoro artigianale".
Da questa drammatica fotografia, fondata su di una "attenta analisi dei dati in nostropossesso", i sindacati chiedono all'amministrazione comunale ed in particolare al sindaco "di attivareun tavolo permanente sullo stato di crisi, coinvolgendo tutte le parti sociali, le associazioniimprenditoriali e quanti possono contribuire ad analizzare e proporre soluzioni per alleviare il declinoin cui sta piombando pericolosamente la città".
Premesso che l'amministrazione comunale non assegna direttamente posti lavoro e non ha labacchetta magica, il suo ruolo però è centrale in una discussione seria per porre le basi di un percorsodi rilancio occupazionale. Sarebbe giusto e responsabile che il sindaco accolga la richiesta deisindacati, augurandoci soltanto che il tutto non sia facilmente strumentalizzato a fini elettorali, vistal'imminente consultazione per l'elezione del primo presidente e consiglio provinciale della Bat.
Intanto, sul fronte Franzoni, un recente intervento del consigliere regionale Beppe Cioce hariaperto il dibattito, incanalandolo verso una soluzione industriale in grado di risolvere, si spera, ilproblema della ricollocazione dei 154 ex dipendenti. A rafforzarne il convincimento, quanto dichiaratodall'assessore regionale al ramo, Sandro Frisulo: "Nella vertenza Franzoni Filati - ha detto Frisullo -può essere replicata la soluzione individuata per la Miroglio, nel tarantino. I soldi ci sono, serve solotrovare alcune aziende interessate ad approfittare dell'occasione". "Secondo l'assessore - aggiungeCioce -, la soluzione è un accordo di programma quadro, attraverso il quale attingere ai fondistrutturali. Bisogna solo trovare una o più aziende interessate a subentrare alla Franzoni nella gestionedell'impianto industriale di Trani. A questo punto dobbiamo soltanto darci da fare per mettere insiemeun gruppo di aziende interessate ad insediarsi e ad assorbire i lavoratori".
Questo intervento è diventato a sua volta l'occasione perché la Filtea Cgil richiedesse allaregione Puglia passi concreti in questa direzione. Il sindacato sollecita il governo pugliese a convocareuna riunione "al fine di avviare rapidamente - scrive il segretario provinciale, Donato Mastriopietro - laverifica della possibilità di mettere insieme un gruppo di aziende interessate ad insediarsi ed assorbire isuddetti lavoratori, attualmente in cassa integrazione straordinaria in deroga. Trovare la rapidasoluzione occupazionale di questi lavoratori - pone in rilievo la Filtea - significherà dare agli stessi unreddito da retribuzione e non più da ammortizzatore sociale, ma anche distribuire ad altri lavoratori,senza alcun ammortizzatore sociale, i soldi disponibili per le deroghe".

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