Quasi certamente, e per fortuna, non è racket delle estorsioni. Ma pur sempre di una bomba si è trattato, ed il gesto, con tutti gli annessi e connessi, è di una gravità inaudita. In queste ore il dirigente del Commissariato di Polizia, Aurelio Montaruli, ed il sindaco, Pinuccio Tarantini, si incontreranno per fare il punto della situazione su questo episodio, a nostro avviso particolarmente inquietante, e, più in generale, sullo stato della pubblica sicurezza in città, in favore della quale il Commissariato sta già svolgendo un compito egregio alla luce degli ultimi interventi.
Ma partiamo proprio dall'ordigno esplosivo di notevole entità fatto esplodere nella notte fra giovedì 29 e venerdì 30 gennaio su una delle vetrine dell'attività commerciale "Eden biancheria", sita in corso Vittorio Emanuele 88, angolo via Nigrò. La deflagrazione, udita distintamente in gran parte della città, ha completamente distrutto lo stipite in marmo della vetrina, deformato in maniera evidente il vetro blindato del locale, che peraltro ha retto, mandato in frantumi i vetri di finestre e balconi dell'edificio sovrastante e dirimpettaio, danneggiato l'insegna del negozio "Chicco", sito di fronte a quello colpito dall'attentato dinamitardo. Nessun danno alle persone.
Leonardo Musicco, titolare e conduttore dell'attività di biancheria insieme con le sorelle, nelle prime dichiarazioni rese a Polizia e Carabinieri, intervenuti sul posto, ha ripetutamente negato di avere subito qualsiasi richiesta estorsiva. La Polizia, che adesso sta svolgendo le indagini, pare confermare tale versione e sta tuttora svolgendo perquisizioni di soggetti sospetti che potrebbero avere ciascuno una qualche relazione con l'accaduto, ma che non sarebbero da definire estorsori. Anche le testimonianze di chi vive o lavora nei pressi del luogo dell'attentato si starebbero rivelando utili per meglio indirizzare le indagini verso una pista più precisa, a questo punta più vicina al cosiddetto "sfregio". Quello che sicuramente è inquietante è il quantitativo di materiale esplosivo usato, quasi certamente tritolo da cava sia pure sotto forma di bomba carta. Lo si evince non soltanto dai danni prodotti, ma dal boato provocato ed udito davvero in quasi tutta Trani. Ed un attentato dinamitardo di questa entità era da molti anni che non si registrava in città, dove negli ultimi tempi si era assistito a qualche piccolo atto incendiario o avvertimenti con l'uso di ben più modeste bombe carta. Per ritrovare una bomba di questo tipo bisogna andare indietro di oltre dieci anni, quando un analogo attentato dinamitardo fu compiuto ai danni di una videoteca in pieno centro.
Il primo cittadino, che sull'argomento è intervenuto a distanza di una settimana dall'accaduto, quantunque lo definisca "atto vandalico", afferma che "nello spirito di piena solidarietà al settore e al fine di assicurare massima tranquillità all'intera cittadinanza, ho chiesto ed ottenuto un appuntamento con il vice questore. Ottimizzare strategie deterrenti, ognuno per la propria competenza, sarà l'argomento prioritario dell'incontro".
La Polizia, intanto, ha condotto in carcere un pluri-pregiudicato che, quantunque per scopi quasi certamente difensivi, deteneva illegalmente un'arma nel retrobottega di un negozio a sua volta al centro di un episodio di cronaca nei mesi scorsi.
Si tratta di "Ida boutique", in via Umberto 279, gestito Maria Stella Rizzi, coniugata con Michele Di Candia, di 62 anni, già sorvegliato speciale della Polizia ed in quel momento, come d'abitudine, presente nel negozio.
Nel corso della perquisizione veniva rinvenuta, abilmente nascosta in un ripostiglio, una pistola semiautomatica di marca "Browning", calibro 7,65, perfettamente funzionante ed atta all'uso, completa di caricatore bifilare con 13 cartucce, nonché una confezione di sostanza stupefacente del tipo cocaina allo stato puro del peso di 16 grammi. La perquisizione proseguiva poi all'interno dell'abitazione del medesimo, ove veniva rinvenuto un bilancino e della sostanza da taglio.
Il Di Candia, persona conosciuta per la sua appartenenza al clan "Annacondia" e coinvolto nella nota operazione "Dolmen", lo scorso 6 settembre era stato oggetto di attentato in quanto ignoti avevano esploso numerosi colpi d'arma da fuoco contro la saracinesca del succitato negozio (episodio per il quale indagini sono tuttora in corso da parte dei Carabinieri).
Di Candia veniva quindi dichiarato in stato di arresto per i reati di detenzione illegale di arma comune da sparo, nonché per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, e quindi associato alla locale casa circondariale.
Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare la provenienza dell'arma sequestrata, sicuramente di provenienza illecita ma con la matricola intatta e non abrasa.
Anche questo è un episodio apparentemente secondario, ed invece considerato dagli inquirenti significativo in un quadro di controllo del territorio in alcuni suoi elementi cardine. Sullo sfondo, il controllo della droga da parte della nuova criminalità. Sia l'operazione "San Silvestro", sia questo arresto, paiono in questo senso passaggi importanti per affermare la presenza delle istituzioni e la loro capacità di mettere il fiato sul collo della criminalità.