Se ci fossero state, avrebbe suonato a lutto, ma le campane della fonderia Giustozzi, insieme con l'intero immobile che le ospitavano, già sono storia. Le campane, per fortuna, sono state conservate, ma tutto il resto è finito in una discarica per inerti. Le rovine della fonderia saranno state allietate nel loro aldilà dall'arrivo al loro fianco dei mattoni rossi della ciminiera.
Avanti, c'è posto. A Trani, città delle discariche e del futuro termovalorizzatore, spazio ce ne è sempre anche per smaltire la storia. E purtroppo qui non si può recuperare nulla, non c'è raccolta differenziata e tanto meno riuso. Tutto è perso, anzi bruciato: la ciminiera non bruciava più nulla da tempo, ma un altro pezzo di storia è andato in fumo nel tran tran di un giorno come tanti altri di una città ormai sempre più simile a tante altre, omologata.
Ma del resto, cosa avrebbe potuto fare l'amministrazione comunale? Area privata, vincolo inesistente, sindaco e soci impotenti, spettatori. Solo che gli spettatori della demolizione, quelli veri, quelli che non sono passati avanti ma si sono fermati, non sono rimasti indifferenti. Chi più chi meno, con varie sfumature, ha sofferto per questa nuova privazione della memoria collettiva.
Dal punto di vista amministrativo e tecnico, tutto è ineccepibile. C'è un vincolo sull'ex oleificio e sull'attiguo hangar, ma non c'era proprio sulla ciminiera. Così, dallo scorso 2 febbraio, il simbolo dell'ex oleificio "Lapietra" non c'è più: demolito con tanto di regolare autorizzazione da parte di tutti gli organi competenti. Motivo: era pericolante ed avrebbe potuto nuocere proprio alle strutture sottoposte a vincolo.
La società proprietaria del bene ha così rimosso l'elemento più importante del vecchio complesso industriale, sorto nel 1916 per produrre olio di sansa e successivamente passato ad estendere la sua attività anche ad altri prodotti. Del complesso che fu restano l'hangar principale ed alcune strutture minori, testimonianze destinate probabilmente anch'esse a scomparire con il tempo, anche in relazione sia alla ritipizzazione dell'area, approvata dal consiglio comunale nel maggio 2005, sia all'imminente approvazione del Pug.
L'area Lapietra è stata oggetto di ricorsi amministrativi e battaglie politiche, una delle quali, condotta veramente all'arma bianca, vide protagonista Giovanni Ferrara, consigliere comunale eletto nel 1995 in Alleanza nazionale durante la consiliatura del sindaco Giancarlo Tamborrino. Anche gli ecologisti hanno cercato a più riprese di ottenere dalla Soprintendenza un vincolo ben più esteso di quanto non sia stato possibile ottenere. In questi ultimi anni, peraltro, si è assistito ad un progressivo smantellamento delle vecchie strutture, dall'amianto dei tetti per arrivare, oggi, alla ciminiera.
E proprio i Verdi, insieme con Legambiente, hanno manifestato sabato scorso presso l'area Lapietra. "Nonostante anni di battaglie - commenta il capogruppo, Michele di Gregorio - Golia ha vinto contro Davide definitivamente. Del resto, la fine dell'area Lapietra era stata segnata sin dal 25 maggio 2005, quando la prima amministrazione Tarantini approvò in Consiglio comunale (con sedici voti su trentuno, voti della maggioranza di centrodestra) la delibera numero 34 che consentiva l'edificazione dell'area con un indice di fabbricabilità fondiario di 6 metri cubi per metro quadrato. Allora nel silenzio assordante di questa città nessuno, tranne i soliti ambientalisti e, per onore della verità, l'ex consigliere Ferrara, gridò allo scandalo o mostrò interesse alla vicenda. Eppure, quel giorno, si formalizzava e si certificava la fine di una speranza: vedere sorgere all'interno dell'area un vero e proprio parco urbano con servizi, strutture e verde per tutti i cittadini. E allora - conclude amaramente il consigliere comunale - siate tutti contenti tranesi, andate a scegliervi l'appartamento giusto per voi. A noi resta l'amarezza di una battaglia persa. Ma in fondo pensiamo che la battaglia l'abbia persa, ancora una volta, la nostra città".
Dal silenzio, però, si è staccata la voce di Alleanza nazionale, il cui presidente, Francesco Capone, non ha fatto sconti rispedendo la palla dall'altra parte, persino ventilando il reato di vilipendio della religione per il presunto uso politico della croce cristiana nella manifestazione tenuta dagli ambientalisti. "?? davvero singolare - scrive - il comportamento dei Verdi. Una protesta inutile oggi, a cose fatte, ed assolutamente strumentale in quanto, i Verdi che non ridono più, vorrebbero attribuire implicitamente all'amministrazione colpe non sue. Come tutti sanno, la ciminiera ricadeva in un'area privata e non certo pubblica. In nessun modo l'amministrazione avrebbe potuto evitarne la demolizione alla luce anche di un esplicito parere della Sovrintendenza. Detto questo, i Verdi che non ridono più hanno voluto cavalcare un'onda umorale, esibendosi in una protesta inutile, condita da stracci e scritte generaliste, che fanno ancora bella mostra nella zona di via Istria. Morale della favola: croci e parole buttate al vento e lasciate appese su ringhiere e impalcature, a deturpare il paesaggio. Davvero lodevole, non c'è che dire. Anche questa, purtroppo, non è una novità. Ricordiamo in passato, analoghe manifestazioni ecologiste dei Verdi in piazza Plebiscito, concluse lasciando chilometri di nastro adesivo attaccato agli alberi. Che dire? Ognuno difende a modo suo l'ambiente".