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Pug, Legambiente critica: «Una grande occasione persa»

Si sta per concludere il lungo e farraginoso iter amministrativo che porterà la Città di Trani a dotarsi di un nuovo strumento urbanistico.
Il P.U.G. giunge dopo circa 40 anni dal precedente Piano regolatore e, trattandosi di una opportunità pianificatoria fondamentale per il futuro di Trani, ci rammarica constatare che abbiamo perso un'occasione più unica che rara e che le future generazioni ci rimprovereranno duramente per non avere avuto sufficiente coraggio, buon senso e lungimiranza.
Lo diciamo subito, non siamo tra quelli che ritengono preferibile avere un P.U.G. qualsiasi anche se provoca disastri al territorio, piuttosto che penalizzare l'attività edificatoria nella città.
Il nuovo P.U.G. nasce da un Documento Programmatico Preliminare (D.P.P.) adottato dal Consiglio Comunale in tutta fretta, poco condiviso con la città e a dir poco lacunoso. Successivamente all'adozione sono seguiti svariati incontri prevalentemente con gli operatori del settore edilizio e pochi incontri con la cittadinanza a ridosso dell'adozione del piano, falsamente democratici e partecipati.
Il brillante risultato è stato il parto della prima versione del 2005 che ci ha lasciati attoniti per le molte incongruenze urbanistiche anche con lo stesso D.P.P. e per la palese sovrabbondanza di volumetrie previste sparse praticamente ovunque nel territorio.
Nel 2006 viene presentata una nuova stesura adottata dalla maggioranza che amministra questa città, alla quale la cittadinanza, le organizzazioni del settore, i professionisti, le associazioni, ha risposto presentando numerose osservazioni.
Ancora una volta è stata partorita una pianificazione raccapricciante ed antiecologica che ci ha scosso profondamente spingendoci a redigere documenti ufficiali, comunicati stampa, incontri, attraverso i quali esprimevamo il nostro ragionevole disappunto, ma soprattutto una corposa 'osservazione' che è stata ignorata e liquidata in tutta fretta dal progettista del piano, sottovalutata dall'Amministrazione che attraverso il suo organo tecnico ha risposto in maniera piuttosto evasiva, rimandando le rilevanti questioni evidenziate a successive fasi esecutive pianificatorie.
Il P.U.G. adottato ancora una volta è palesemente sovradimensionato e prevede la possibilità edificatoria a pochi metri dal mare; ignora importanti e fondamentali beni artistici ed architettonici; si divincola dal Piano per l'Assetto Idrogeologico della Regione Puglia; si dimentica del PUTT/p; non prevede una viabilità primaria nella zona di espansione; non individua i servizi necessari alla popolazione; non tutela e valorizza il centro storico e le aree agricole.
E' qui che si assiste ad un paradosso che rappresenta emblematicamente l'impostazione che i tecnici e gli Amministratori della Città hanno voluto dare al nascente Piano Urbanistico Generale: vengono accolte diverse osservazioni di privati che chiedevano addirittura la ritipizzazione o l'incremento degli indici, ma vengono rigettate le osservazioni di alcune associazioni, tra cui la Legambiente, che erano di interesse generale ed andavano a beneficio dell'intera collettività nell'ottica della sostenibilità e della salvaguardia del territorio.
Nell'ultimo passaggio in Regione, l'Assessore Barbanente ed il tecnico relatore Arch. Merafina hanno fatto quel che potevano, cercando di bloccare un piano che se fosse passato tal quale si sarebbe rivelato disastroso per la città e addirittura peggiorativo rispetto al precedente e, pur limitandosi alla verifica della compatibilità tra lo strumento urbanistico e la pianificazione regionale attualmente vigente, sono riusciti in qualche modo a tamponare ed eliminare le storture e le incongruenze più devastanti ed urbanisticamente dannose.
Né va sottaciuto come le contestazioni avanzate dalla Regione al Comune di Trani collimino quasi perfettamente con quanto riportato nelle osservazioni presentate dalla Legambiente e sbrigativamente liquidate dai tecnici incaricati dal Comune di Trani.
Si tratta, per molti versi, di modifiche estremamente rilevanti che oltre a cancellare macroscopici errori come il sovradimensionamento delle volumetrie previste, hanno fornito la pianificazione di nuove tavole in tempi "miracolosamente" ridotti.
Le significative correzioni della Regione se da un lato ci hanno consolato approvando il nostro operato hanno indotto i progettisti del P.U.G. a redigere in tempi record altre importanti tavole progettuali infarcite ancora una volta da errori ed approssimazioni. Valga per tutte la tavola relativa alla pianificazione esecutiva prevista nella zona centro storico A2, dove si dà la possibilità di demolire edifici della prima metà del '900 ormai storicizzati e addirittura non si prevede la tutela di diversi palazzi di rilevante importanza storica e architettonica presenti sul corso V. Emanuele.
Purtroppo nessuno può fare miracoli e pur apprezzando il lavoro svolto dalla Regione, non possiamo che evidenziare che questa non aveva certo il compito di stravolgere il Piano nel suo impianto originario che è rimasto profondamente carente e che andava tutto verso la direzione dell'insostenibilità, senza alcuno slancio verso le nuove esperienze urbanistiche di tutela e valorizzazione del territorio, di chiara impostazione urbanistica obsoleta abbarbicato com'era a vecchie logiche che privilegiano l'edilizia privata e i diritti edificatori a scapito dei servizi della collettività. Quest'ultimi sono del tutto ignorati e demandati ad un futuro imprecisato ed alla lungimiranza ed avvedutezza dei redattori dei P.U.E. (pagati dai costruttori). Per dirla più elegantemente, il P.U.G. non ha una visione del futuro e non riesce a disegnare una vera POLIS . Si limita a sovrapporre comparti plasmandoli sugli appetiti economici dei proprietari e degli operatori del settore.
Si persevera nella designazione di aree edificabili a ridosso della costa; si ignorano ancora i vincoli su importanti edifici, giardini e monumenti storici ed artistici; si premia il consumo di territorio attraverso le sovrabbondanti Zone Agricole Speciali; non si tutelano né si valorizzano il centro storico, la zona ottocentesca e le aree agricole che giorno dopo giorno scompaiono senza che questo desti quanto meno preoccupazione nei nostri lungimiranti Amministratori; non si individuano e si tutelano TUTTI gli edifici di importanza storica e architettonica presenti dentro e fuori il centro abitato. Non si prevede nessun incentivo per l'applicazione dei principi della bioedilizia; non si disegnano o quanto meno si prescrivono i percorsi pedonali e ciclabili necessari per la mobilità sostenibile nei nuovi quartieri.
Riteniamo, in definitiva, che vi siano ancora molti, troppi elementi negativi che non possono essere ignorati, in nome di uno sviluppo "QUALUNQUE ESSO SIA".
Per tale ragione il nostro non può che essere un secco "NO" a questo PUG, ma per tutto quanto sopra esposto e per molto altro ancora, che per brevità siamo costretti a omettere, si tratta evidentemente di un " NO PERCHE' ".
E' per tali motivi che ci duole e rammarica constatare che si è ancora una volta persa l'occasione per disegnare sin d'ora con lungimiranza ed avvedutezza, una Città del futuro ecosostenibile, con una adeguata viabilità, con aree verdi, parchi, giardini e servizi per la collettività, rispettosa del proprio patrimonio storico, architettonico e agricolo.
I soci dellaLegambiente - Circolo di Trani

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