Sento il dovere di fare alcune considerazioni sull'uso della Chiesa di S. Antuono sollecitato anche dal popolo che ho incontrato durante la visita pastorale nella città di Trani.
Nella comunità cristiana c'è un certo senso di offesa al loro sentimento religioso oltre che disappunto e sconcerto per l'oltraggio alla storia della nostra comunità ecclesiale.
Nella chiesa di S. Antuono (sec. XII) di proprietà dell'ente Comune di Trani, fino a pochi anni fa è stata celebrata la festa religiosa del titolare il 17 gennaio, si sono svolti attività religiose e culturali dei gruppi ecclesiali AGESCI, UNITALSI, ACI; e non è stata mai sconsacrata.
A norma dell'art. 831 del Codice Civile le chiese non possono essere sottratte alla loro destinazione, anche per effetto di alienazione finché la destinazione stessa non sia cessata secondo leggi in materia. Ora soltanto l'autorità competente, nel caso particolare l'autorità ecclesiastica, può fare cessare la destinazione.
Il diritto di proprietà di una chiesa può consentire l'esercizio di determinate attività qualora non si pongano in contrasto con il fine di culto.
L'attuale uso della predetta chiesa oltre che contra legem svilisce il patrimonio culturale-artistico-architettonico e la città di Trani "perla della Puglia" non può tollerare tale umiliazione.
Invito pertanto chi di dovere a trovare una soluzione al problema.
+ Giovan Battista Pichierriarcivescovo