Palazzo Torres è un bunker. Blindato anche l’ingresso, per accedere al quale si passa protetti da un cordone costituito dalle forze dell’ordine. Da lì è passato Michele Santoro, che poco prima delle 11 è giunto in procura per essere ascoltato dal pool dei magistrati dell’inchiesta di Trani su Silvio Berlusconi come persona informata sui fatti in merito al fascicolo aperto sul caso delle presunte pressioni esercitate sul commissario di Agcom, Giancarlo Innocenzi, al fine di chiudere o ammorbidire trasmissioni televisive non gradite, a cominciare da proprio da “Anno zero”.
L’audizione di Santoro è durata due ore esatte. Il popolare giornalista e conduttore televisivo ha lasciato palazzo Torres alle 13, anche in questo caso protetto da un gran numero di carabinieri ed agenti di Polizia. Nella ressa dei cronisti, ha risposto ad una sola domanda: «Se lo staff di Anno zero si costituirà parte civile? Ci stiamo pensando». Poi si è limitato a dichiararsi soddisfatto dell’esito del colloquio con i magistrati, ma di non poter aggiungere altro. Così, a fatica, Michele Santoro ha lasciato piazza Duomo.
Come è noto da ieri sera, per il capo del governo ci sono le ipotesi della concussione e della “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario” (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati che sarebbero stati compiuti ai danni del Garante per le comunicazioni. Assieme al capo del governo, sono indagati anche il commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi (nei suoi confronti la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale, in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero) e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini (rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, giacché Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell'interrogatorio cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito delle indagini sulle carte di credito American Express).
Santoro è arrivato e non ha ancora rilasciato dichiarazioni ai cronisti: potrebbe farlo all’uscita dalla Procura, ma forse i magistrati gli chiederanno di limitarsi a dichiarazioni di circostanza, senza entrare nel merito dei fatti oggetto dell’inchiesta.
Nuove dichiarazioni, invece, sono giunte nella tarda mattinata dal premier Berlusconi, che il invita i suoi elettori alla manifestazione del 20 marzo a Roma: «Da quando sono sceso in campo, alla vigilia di ogni sfida elettorale, l'alleanza ormai scoperta tra la sinistra e una parte della magistratura interviene indebitamente nella campagna elettorale per influenzare il voto dei cittadini. Ci hanno provato in Lombardia e a Roma, dove non hanno consentito la presentazione delle nostre liste, e hanno cercato di far credere a tutti che la colpa fosse dei nostri delegati. Ci provano anche con le ormai consuete accuse ad orologeria enfatizzate dai giornali compiacenti. Di fronte a questo ultimo attacco, non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo reagire».
Gli ispettori del Guardasigilli Alfano, invece, non sono ancora arrivati. Dovrebbero giungere nel pomeriggio, ma forse l’incontro con i magistrati di Trani avverrà n trasferta, a Bari, alla ricerca di un clima più disteso rispetto a quello che si respira in piazza Duomo.
Tanto è vero che il procuratore Capristo, che fino a ieri aveva mantenuto una invidiabile calma e persino dispensato sorrisi e caffè, oggi si è irrigidito di fronte alla ressa di microfoni, telecamere e taccuini: «Questo assalto mi fa perdere la pazienza. Adesso basta, gentile e garbato ma, ripeto, ora basta».
Intorno al palazzo di giustizia, insomma, una ressa di cronisti ed operatori, ma anche tanti curiosi e qualche contestatore, soprattutto nei confronti del presidente del Consiglio. Si tratta, tuttavia, di frasi isolate e manifestazioni di dissenso che nulla hanno a che vedere, per esempio, con quelle riservate al ministro dell’Interno Maroni durante la cerimonia inaugurale della palazzina “Borsellino”, in piazza Mazzini.
