Perché tanto clamore per una variante al Pug? Perché è di questo che per ora si tratta. Apprendere dagli organi di stampa della firma del protocollo d'intesa tra il comune di Trani e la Beton & Cave della famiglia Matarrese ha colto un po' tutti di sorpresa. Il progetto è stato presentato come un traguardo senza precedenti raggiunto dall'Amministrazione Tarantini, frutto del lavoro di quest'ultima teso a fare in modo che l'impianto fosse realizzato nell'agro tranese e non in Albania. Nessuno era al corrente delle trattative e si dovrà attendere la convocazione del prossimo Consiglio comunale per capire bene i dettagli delle stesse. Tuttavia dal protocollo firmato nella mattinata di ieri e pubblicato dalle testate giornalistiche emergono alcuni nodi oscuri che andrebbero chiariti.
In primo luogo la decisione di apportare delle varianti al Piano urbanistico generale da zona agricola a zona produttiva, che andrebbe ad aggiungere altra zona . La produzione di cemento non è ad impatto zero e, anche se l'impianto non avrà produzioni troppo elevate, ad oggi non si hanno elementi tali da poter dichiarare scongiurata la possibilità di pesanti ripercussioni ambientali. Siamo di fronte ad una zona già ad alto rischio ambientale, un rischio determinato dalla presenza di una discarica, quella dell'Amiu, in cui nemmeno la recente inaugurazione della ricicleria può lasciar prevedere il giorno in cui non si dovrà più gettare il rifiuto tal quale nelle cave. Prendamo atto che il Sindaco dopo avere per anni criticato la cementeria di Barletta ora gongola per quella di Trani. Un'inversione di rotta che lascia interdetti
In secondo luogo l'accordo tra galantuomini, quello che prevede che tutte le unità lavorative siano provenienti dal territorio comunale di Trani, è ovviamente del tutto formale e rischia di rimanere tale. Secondo la legge dello stato italiano non è possibile trovare accordi di tal tipo e, a causa della crisi economica, nemmeno gli operai delle aziende del noto imprenditore barese sono immuni da eventuale cassintegrazione. Il timore è che questo punto del protocollo, tanto propagandato dall'Amministrazione, rischi di rimanere appunto solo propaganda, paventando per Trani l'ennesimo impianto industriale ad altro rischio che, invece di ricadute occupazionali, ne comporterà alte, di ben altra fattura e molto meno auspicabili.
Fabrizio Ferrante, capogruppo consiliare Pd Trani
