Non è un giallo, ma in quel giallo ci sguazza l’illegalità. Ancora una volta, la Regione compie un lavoro al porto ed il segnale che ne viene fuori è totalmente distorto rispetto all’obiettivo.
Nei giorni scorsi il cemento sulle basole: doveva servire a proteggerle, ma in realtà il messaggio che è passato è che adesso al porto si possono riversare le auto di tutto il mondo, perché adesso la strada è a posto ed il successo dello struscio garantito. Buttata nella putrida acqua del porto la fatica di mesi ed anni: fare comprendere a tutti che lì è meglio a piedi.
Oggi, a sorpresa, ecco spuntare la striscia gialla, corredata di dissuasori. Dal punto di vista formale, si tratta di un margine che delimita una fascia di sei metri, fra la sede strale ed il margine della banchina, esclusivamente dedicata ai pedoni. Le auto possono calpestare l’area solo al di qua della striscia.
Anche in questo caso, però, il messaggio che ne viene fuori è un altro: i pescivendoli, quella striscia, l’hanno presa come uno spazio loro riservato, un’area tecnica in cui svolgere la loro attività di vendita del pescato. Così, adesso, il commercio illegale del pesce lungo la banchina, invece di essere combattuto dalle forze dell’ordine, viene involontariamente avvantaggiato da una striscia della cui presenza, in un porto allo sbando come quello di Trani, davvero non si avvertiva il bisogno.
E siamo al paradosso che uno strumento adottato per legge finisce per incoraggiare un comportamento del tutto fuori legge.
