La provocazione arriva da uno dei volti giovani del consiglio comunale, il consigliere Pdl Fabrizio Sotero. Animato dal condivisibile sdegno nel vedere deturpata la bellezza dei punti più suggestivi della città di Trani con scritte indecenti, atti vandalici e inciviltà diffusa sotto forma di degrado, sporcizia e incuria, ieri in consiglio comunale si è lasciato sfuggire un commento che ha però dell'eccessivo. Un commento comprensibile ma ingiustificabile considerato il ruolo istituzionale che il consigliere ricopre: «fosse per me chi sporca la nostra città lo manderei ai lavori forzati».
Al consigliere Sotero va sicuramente riconosciuto il merito di essersi prodigato in questi anni nella ripulitura delle spiagge, dei muri del lungomare Mongelli, agendo in prima persona accompagnato dai solerti militanti del suo partito. Vedere cosa ne è stato dopo l'opera di ripulitura deve aver scosso profondamente il promettente politico tranese. Di qui la frase pronunciata ieri in consiglio comunale.
Peraltro, è da ricordare al consigliere comunale che frasi del genere, per quanto volutamente provocatorie, denotano un senso del diritto poco radicato, soprattutto se proferite in veste ufficiale di consigliere comunale durante un pubblico dibattito, a cui erano presenti decine di cittadini. Giusto per non farci mancare nulla, ricordiamo anche un piccolo passaggio di un testo capitale della filosofia del diritto come Dei delitti e delle pene di una grande illuminista quale Cesare Beccaria. Il filosofo milanese descriveva un uomo condannato ai lavori forzati come «un uomo privo di libertà, che divenuto bestia di servigio, ricompensa con le sue fatiche quella società che ha offesa». Nell'ottica illuminista, che ha partorito i concetti cardine delle democrazie occidentali, servire come una bestia per compensare il danno arrecato non era indice di civiltà e modernità.
(a.r.)
