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Si scrive “Patto di Stabilità”, si legge “Piano di Riordino Ospedaliero”.

Le sigle di quattro associazioni tranesi (Il vaso di Pandora, Etica e politica, Circolo Sandro Pertini e Liberamente Democratici) firmano un comunicato in cui i responsabili analizzano le conseguenza del "patto di stabilità", dietro cui vedono un malcelato tentativo di riordino ospedaliero. "E’ proprio questo il motivo della urgente riorganizzazione della Sanità pugliese che coinvolge, seppure in minima parte, anche l’ospedale cittadino. In modo sintetico e non certamente esaustivo la Associazioni “Il vaso di Pandora”, “Etica e Politica”, “Liberamente Democratici” e “Circolo Sandro Pertini”provano a fare una “riflessione” sui recenti accadimenti che hanno coinvolto il nosocomio tranese. Le Associazioni osservano che la legge finanziaria prevede che alle Regioni che non hanno rispettato il patto di stabilità interno spetta l’accesso al finanziamento integrativo solo previa sottoscrizione dell’accordo sul piano di rientro. La Regione Puglia, pur avendo osservato tutti gli altri adempimenti previsti dalla verifica dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e dal tavolo di verifica presso il Ministero dell’Economia non ha potuto accedere alla quota accantonata del finanziamento integrativo a carico dello stato a causa di un solo adempimento costituito dal mancato rispetto del patto di stabilità.

E’ appunto nel contesto relativo al “Piano di Rientro” che si inserisce il riordino della rete ospedaliera della Puglia. Accertato l’obbligo da parte della Regione Puglia di un Piano di Rientro, la quantificazione della somma è stata ricalcolata a 450 Milioni di Euro sulla base delle proiezioni degli aumenti di spesa registrati nell’ultimo triennio. Il calcolo è imposto dal Ministero, il quale ha anche statuito che il triennio di competenza del Piano di Rientro è comprensivo dell’anno 2010 e, pertanto, il Piano stesso si esaurisce al 31.12.2012. Il piano di riordino della rete ospedaliera contribuisce per circa 135 milioni di euro. Entro questa data i tagli strutturali devono essersi dimostrati efficaci. In assenza di sottoscrizione del Piano di Rientro la somma tagliata sia per cassa sia per competenza per il 2010 ammonterebbe a 500 Milioni di Euro.

Ma la Asl Bt come contribuisce? E come lo fa l’ospedale di Trani? L’obiettivo dichiarato nel “Piano di Riordino” è di giungere entro il 2012 ad una dotazione di 3.05 posti letto per acuti (p.l.) ogni 1'000 abitanti. L’indice si dovrebbe attestare a 3.2 nel 2010. Nel caso specifico, la Asl della sesta Provincia con una popolazione di poco inferiore a 400 mila abitanti, fatte le dovute approssimazioni, dovrebbe avere una dotazione di p.l. pari a circa 1200. Nella fase iniziale, al 31.12.2010, il Presidio ospedaliero Bisceglie-Trani dovrebbe “perdere” complessivamente circa 40 p.l per acuti. Ma l’esiguo numero di “cessazioni” non ci toglie tutte le preoccupazioni, atteso che le direttrici lungo le quali identificare i criteri da seguire nella attuazione del programma di rimodulazione e razionalizzazione della rete ospedaliera prevedono anche accorpamenti e disattivazioni di singole unità operative (UU.OO.) all’interno di ospedali che non sono destinati alle operazioni di chiusura/riconversione tenuto conto di una serie di elementi fra i quali: l’assenza di dirigente responsabile e gravi carenze di organico; il tasso di occupazione dei p.l. registrato dalla struttura negli ultimi 2‐3 anni; il tasso di appropriatezza organizzativa della struttura osservato negli ultimi 2‐3 anni; ed infine il numero di posti letto molto inferiore allo standard minimo.

E’ evidente che tutto questo non ci fa dormire sonni tranquilli. Ma il quesito al quale non riusciamo a dare una risposta è: che fine ha fatto l’ospedale unico “Bisceglie-Trani”? Tale nuova struttura, infatti, nell’ottica dell’efficientamento della spesa sanitaria regionale, con particolare riferimento alla minore spesa derivante dalla gestione di un unico plesso ospedaliero, produrrebbe economie che altrimenti andrebbero ricercata in successive ed ulteriori “disattivazioni”. L’ospedale Bisceglie- Trani servirebbe un bacino di circa 110 mila abitanti nel periodo invernale che sale a circa 170 mila in quello estivo. L’obiettivo è evidentemente quello di difendere e migliorare gli attuali livelli assistenziali nelle due città. La rete di tre ospedali di eccellenza nel triangolo Andria-Canosa-Minervino, Barletta, Bisceglie-Trani, complementari per specialità presenti e per collocazione geografica, ci pare l’unica soluzione perseguibile nel rispetto del difficile binomio di efficienza economica e qualità dei servizi offerti al cittadino.

Già dal 2007 il presidio ospedaliero unico di Bisceglie-Trani costituito sui due attuali plessi è una realtà giuridico-amministrativa consolidata. Quello che nel frattempo è mancata è la realizzazione di una struttura ospedaliera unica ove far confluire gli attuali due ospedali cittadini nonostante sia stata già prevista dal Piano attuativo locale (Pal) fin dal 2008. In sostanza si tratta di prevedere la costruzione del nuovo ospedale di Bisceglie-Trani previa individuazione da parte delle due civiche amministrazioni, dell'area sulla quale realizzare la nuova struttura con l'adozione di tutti gli atti amministrativi necessari. La costruzione del nuovo ospedale troverebbe parziale autofinanziamento con la cessione ai privati delle rispettive aree e conseguenti varianti urbanistiche per permettere l’edificazione di abitazioni. Ma allora continuiamo a non capire: cosa o chi impedisce che si proceda verso la realizzazione dell’ospedale unico Bisceglie-Trani? Quali sono gli interessi che danno forza all’inerzia rispetto alle necessarie azioni da mettere in campo? Come mai, nonostante siano intervenuti solleciti da parte dell’assessorato alla Sanità della Regione Puglia, non sono stati compiuti i dovuti passi? In un recentissimo consiglio comunale si è approvata con urgenza e con la compiacenza (dichiarata o dedotta) dell’opposizione una variante urbanistica per dare “spazio” alla vituperata cementeria tranese. Cosa o chi impedisce di discutere in consiglio comunale dell’ospedale unico? I cittadini tranesi meritano e si aspettano delle risposte. Sulla realizzazione del plesso ospedaliero unico Bisceglie-Trani, che rafforzerebbe il livello di assistenza per i cittadini delle due Città, la risposta può essere una sola: avvio da parte del nostro Sindaco e della sua Giunta, di concerto con l’amministrazione della Città di Bisceglie, di tutte le azioni ed i procedimenti necessari alla individuazione del suolo su cui far sorgere il nuovo nosocomio e predisposizione delle opportune varianti urbanistiche per renderene attuabile la realizzazione. Le Associazioni continueranno a vigilare affinché la Politica fornisca presto le risposte ai quesiti posti ma soprattutto alle istanze di tutela che da più parte giungono alla Civica Amministrazione".

 

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