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Amet Trani, De Toma: «Occhio alle bollette altrui». Gli annunci: «No ad Elgasud, sì al solare, nuova sede all'ex ortofrutticolo». Il video

«Nessuna concorrenza sleale da parte di chi vende energia, ma invitiamo gli utenti a guardare attentamente le bollette per trovare che in esse vi siano le tre voci previste, e quindi, paghino il giusto a venditori diversi da Amet».

Questo il motivo di partenza della conferenza stampa indetta dal presidente ed amministratore delegato di Amet, Ninni De Toma, in merito alla vendita dell’energia elettrica e, giacché eravamo tutti lì, intorno ai progetti futuri a breve, media e lunga scadenza dell’ex municipalizzata della corrente elettrica. Un estratto dei contenuti è presente nel video in calce a questo pezzo ed in home page.

«Sul problema della lettura della bolletta – ha illustrato De Toma, con il supporto di un dirigente di Amet, Ivo Moretto -, invitiamo sempre gli utenti a verificare la presenza di tre voci: trasporto; consumo; tasse. Il trasporto viene sempre pagato ad Amet da qualunque venditore di corrente, ma è una voce di cui spesso non si parla al cliente. È questa la trasparenza che chiediamo ed è su questo che invitiamo gli utenti ad analizzare attentamente i benefici di chi propone loro di uscire da Amet: molti lo fanno, ma tantissimi poi rientrano».

Sul futuro delle vendite, che il mercato impone siano separate dalla distribuzione, De Toma conferma: «Dobbiamo essere competitivi sul mercato ed Elgasud pareva fino a ieri la soluzione migliore. Elgasud nacque con lo scopo di vendere energia al mercato libero e noi ci interessammo ad Elgasud tramite Puglienergy. Nel frattempo Bari dismise le quote di partecipazione in Elgasud e noi abbiamo recentemente deciso in assemblea dei soci di uscire a nostra volta: senza Bari il progetto non ha più senso. Adesso dobbiamo trovare un’altra strategia per entrare sul mercato libero, siamo andati all’Autorità a porre quesiti e non abbiamo trovato risposte univoche: le stiamo aspettando».

Il futuro, però, è già più che abbozzato? «Vendere energia con un partner che ce la fornisca a buon prezzo, non con un socio: abbiamo 180 giga di energia da distribuire, una dote che fanno gola. E poi 30mila utenti domestici e cento anni di lavoro su 150 chilometri di reti. Ma vogliamo andare oltre ritornando a scommettere sulla produzione: punteremo sulle rinnovabili e, in particolare, sul fotovoltaico. Dove? Impiantando pannelli sugli immobili comunali, sulla vecchia discarica ed accanto alla nuova. E poi faremo un’evidenza pubblica per chiedere il diritto di superficie ai privati che vorranno a loro volta ospitare impianti di pannelli solari. I condomini che volessero dotarsi di pannelli solari potrebbero, in cambio, non pagare la corrente per anni».

Nel frattempo Amet si pone il problema di farsi pagare da tutti, ed adotta il pagamento con bancomat e carta di credito presso la propria sede. «Questo dovrebbe aiutarci a rientrare da un credito di due milioni da clienti vari – riferisce De Toma -. Dal Comune, invece, abbiamo incassato 900mila euro dei debiti precedenti. La perdita nostra di un milione? Un problema perequativo tra acquisto e vendita di energia, solo quello. Non si stanno pagando scelte politiche sbagliate».

De Toma ha confermato la volontà di realizzare la nuova sede di Amet nell’ex mercato ortofrutticolo. Per farci cosa? Sia gli uffici, sia officine e magazzino, sia l’autorimessa dei mezzi se continueremo con il trasporto pubblico locale dopo il 31 dicembre 2011. Assicuro che l’operazione sarà fatta in economia, quindi sarà del tutto vantaggiosa».

Sui parcheggi, «i pre-ricorsi di alcuni soggetti non ci sono parsi infondati, quindi abbiamo annullato in autotutela la gara dei parcometri, mentre manterremo aperta la selezione degli ausiliari attraverso i quali gestiremo il parcheggio con grattini. Basterà fare una modifica di giunta, da parcometri a grattini, ed il servizio potrà partire presto».

Ed a proposito dio parcheggi, Amet è nuovamente interessata a gestire quello di piazza XX Settembre, così come vuole restare in sella alla darsena, «ma della sua globalità e non solo gli ormeggi come avviene adesso».


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