Sono valide le videoriprese effettuate sul luogo di lavoro per incastrare il capo molesto. Lo rileva la Cassazione occupandosi di una vicenda di presunte molestie avvenuta a Trani ai danni di una professionista.
La donna, su consiglio delle forze dell’ordine, aveva segretamente filmato le molestie avvenute in ufficio. Il Gup del Tribunale di Trani aveva assolto il datore di lavoro, «perché il fatto non sussiste», dichiarando le videoregistrazioni ambientali inutilizzabili.
Secondo la Cassazione, invece, che ha accolto il ricorso della Procura di Trani, le videoriprese possono essere utilizzate come “prova atipica”, «non essendo configurabile alcuna intrusione nell'altrui domicilio», giacché «le riprese sono state effettuate da persona che era protagonista dell'episodio, verso la quale il suo interlocutore non aveva lo jus excludendi, perché si trovava nel suo abituale ambiente di lavoro che costituiva il suo domicilio per un periodo di tempo limitato della giornata».
