«Caro Sindaco Emiliano
avendo stima della tua persona mi permetto di intervenire amabilmente sul fatto che hai concesso al Presidente Fini le chiavi della Città di Bari.
Credo che l’atto onorifico della consegna delle chiavi di una Città sia paragonabile ad una sorta di “Nobel Civico”, che ha nella sua sostanza una necessità: l’interpretazione della volontà condivisa dei cittadini di Bari.
Pur non essendo cittadino barese, ma convinto come sono, che qualcuno che la pensi come me a Bari ci sia, faccio alcune considerazioni.
Se questo atto fosse stato motivato su questioni legate alla carica Istituzionale ricoperta dal Presidente Fini, non avrei battuto ciglio .
Comprendo il tuo imbarazzo nel compiere un gesto, la cui responsabilità è di chi ti ha posto in queste condizioni e non la tua. Poiché di fatto, consegnando l’onorificenza civica a Fini l’hai concessa al Capo di una nascitura parte politica.
Ma poiché hai inteso motivare l’atto nobile con argomenti legati al rispetto della Costituzione ed al nome di Tatarella, mi corre l’obbligo di dissentire garbatamente e di farti rilevare alcune cose. La prima, è relativa al fatto che Fini da leader (almeno fino a qualche mese fa) della destra politica, pur rispettando pienamente la Costituzione non può considerarla un dogma indiscutibile, se non altro perché è stato, insieme a noi, tra coloro i quali hanno militato nell’unica Comunità tenuta fuori dal processo costituente.
Infatti, abbiamo punti di dissenso rispetto alla Costituzione vigente, come ad esempio, l’impostazione parlamentaristica, essendo noi da sempre sostenitori della Repubblica Presidenziale, con un sistema che in piccolo proprio noi Sindaci configuriamo essendo eletti direttamente dal popolo.
Altro punto, è rappresentato dal fatto che la costituzione non prevede alcun tipo di controllo sul patrimonio e sui bilanci dei partiti politici e dei sindacati, soprattutto se si tiene conto degli ingenti finanziamenti pubblici che i primi ricevono e che i secondi prelevano direttamente dalla busta paga dei loro associati. Manco a farlo apposta è proprio di questi giorni la decisione del p.m. di Roma, che non ha ritenuto regolare la condotta di Fini, nel vendere la casa di Montecarlo a circa un terzo del valore di mercato, ma non passibile di azione penale, proprio perché i partiti politici sono considerati associazioni cui non è dato allo Stato il potere di controllo sulle attività finanziarie; con ciò liquidando la questione, come di carattere civilistico e non penale»
Giuseppe Tarantini
Sindaco di Trani
