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L'appello di Legambiente Trani: «Salviamo Villa di Corato. Siamo preoccupati dagli appetiti edificatori»

«Siamo fortemente allarmati per l’ultimo caso di scempio ambientale e di totale abbandono sull’intera area, meglio conosciuta come “villa Di Corato”, che si estende da via Malcangi al Lungomare Cristoforo Colombo, la cui bellezza è già in parte offuscata dall’adiacente lotto di recente edificato.

Negli ultimi anni l’aggressione dei beni storico-architettonici situati nel territorio di Trani e dall’elevato valore testimoniale si è manifestata in tutta la sua brutalità ed abbiamo ormai perso il conto degli scempi compiuti.

L’abbattimento dell’ex fabbrica di campane Giustozzi su Corso Imbriani; l’abbattimento dell’alta ciminiera dell’area industriale dell’ex oleificio Lapietra e la trasformazione in chiave moderna dei capannoni ivi esistenti; la distruzione pressoché totale del giardino di Villa Monetti (Via Malcangi); il riammodernamento della Chiesa di Sant’Antuono nel Fortino con la realizzazione di un ristorante e annessa tettoia antistante edificata all’insegna della modernità; il crollo “spontaneo” del Villino Antonacci (Via Annibale M. di Francia), lo stato di abbandono in cui versa Giardino Telesio, rappresentano solo gli ultimi assurdi scempi compiuti sul patrimonio storico, ambientale ed architettonico di Trani.

Il recente caso di Villa Di Corato ha dei risvolti inquietanti poiché il nuovo P.U.G. della Città la pone tra i beni tutelati, riportandola nella scheda n. 21 dell’a ‘Tavola 07.1C – Atlante dei Beni Architettonici ed Archeologici’.

Siamo convinti che Villa Di Corato ed il giardino che la circonda rappresentino un unicum inscindibile ai fini della testimonianza storica di un’importante fase storica della città di Trani.

Dal libro scritto dall’Arch. Francesca Onesti intitolato “La campagna di Trani” edito dalla Regione Puglia – CRESEC Trani, si legge: “Tra la fine dell’800 ed i primi decenni del ‘900 la zona compresa tra via Bisceglie e la Penisola di Colonna divenne il quartiere nel quale si concentrarono la maggior parte delle nuove ville. La speculazione edilizia, dagli anni Cinquanta in poi, ha distrutto la maggior parte di queste costruzioni, cancellando di fatto il quartiere così come gli antichi lo avevano pensato.”

Appare evidente come, l’immobile, che interessa un vasto lotto che si estende dalla via Malcangi fino al Lungomare Cristoforo Colombo, sia miracolosamente sopravissuto alla speculazione edilizia degli anni Cinquanta e Sessanta, ma probabilmente, soccomberà sotto la ferocia dei benpensanti del primo decennio del terzo millennio. E’ incredibile dover constatare come in questa grigia epoca contemporanea neanche i beni ufficialmente tutelati godano della garanzia di poter sopravvivere sotto i famelici appetiti della speculazione edilizia che ben si coniuga con le mirabolanti beltà dei maestri del diritto amministrativo.

Osserviamo sbigottiti l’inesorabile abbattimento quotidiano del verde secolare che circonda la Villa; la malvagia quanto strategica incuria che avvolge la nobile dimora che tra le sue mura ha vissuto fasti, celebrità ed opulenze dei suoi frequentatori; la silenziosa connivenza che regna in città e nel Palazzo di Città.

La Legambiente, effettua su tutto il territorio nazionale una vasta campagna mirata alla tutela ed alla sensibilizzazione dei beni storici, denominata ‘Salva l’arte’. In questa iniziativa, solo apparentemente banale ed anacronistica rispetto ad altre più energiche e memorabili della legambiente, si inserisce l’azione di tutela di villa Di Corato.

Il nostro grido d’allarme rappresenta una sfida che intende, provocatoriamente, chiamare a raccolta quanti storici, politici, insigni cittadini, ed associazioni locali che si vantano di essere custodi della storia patria della città.

Cari concittadini, vi sproniamo ad uscire dal torpore e da un nebbioso silenzio che rischia di essere interpretato altrimenti sotto la luce di una latente complicità. Facciamo sentire tutti insieme forte e chiara la nostra voce!»

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