Il prezzo è quello fissato ufficialmente dall’Ufficio tecnico: 1641,30 euro per metro quadrato. Tanto costeranno le case del contratto di quartiere, secondo quanto confermato dal dirigente dell’Utc, Giuseppe Affatato, nell’ambito dell’incontro pubblico promosso dai verdi e tenutosi questa sera presso palazzo Galleria: « Non ci sono richieste di alcun tipo circa oneri aggiuntivi – ha chiarito l’ingegnere capo -. Il costo al metro quadrato degli appartamenti è definito e quello è. Oltre quella somma nulla è dovuto. Il calcolo viene da una serie di parametri aggiornati, il più rilevante dei quali è il quasi raddoppio degli indennizzi per gli espropri, originariamente fissati a 50 euro per metro quadrato».
Nel frattempo, alcune buone notizie e qualche intoppo. Il decreto della giunta regionale del 12 agosto 2010 ha accertato la pubblica utilità del progetto e quindi la validità degli espropri per le realizzazioni del contratto di quartiere. «Tra settembre ed ottobre – ha illustrato Affatato - abbiamo inviato ai proprietari dei suoli la determinazione dell’indennità espropriativa».
La notizia meno confortante è che un lotto non è stato assegnato «e stiamo definendo il da farsi – prosegue il dirigente - per definirne il futuro. Il lotto non assegnato riguarda strutture commerciali ed uffici, con poche residenze. Probabilmente non risulta appetibile e, allora, proporremo al consiglio comunale una variazione plano-volumetrica (non urbanistica) che preveda uno spostamento delle attività commerciali a ridosso della piscina, che poi è un centro benessere con annessa piscina. Perché spostare il commerciale lì? Il lotto, così come conformato, non andava bene. Avevamo due strutture commerciali sulla stessa piazza, e forse ne basta solo una. La piscina non sarà di quartiere, ma cittadina, quindi dovrebbe suscitare un interesse maggiore per gli operatori commerciali. Ne nascerebbero due lotti che andrebbero a gara già a dicembre se saranno approvati subito dal consiglio comunale».
Fra le strutture pubbliche, quelle prossime a partire, con appositi bandi derivanti dal finanziamento statale di 5 milioni, sono 23 alloggi per famiglie socialmente svantaggiate ed un asilo nido. A seguire, il parco guida per bambini, i parchi, l’area sportiva con la piscina, i due piccoli centri commerciali. «Sicuramente – ha affermato il progettista del contratto di quartiere, Michele Sgobba - il caso di Trani è emblematico. Ci sono 115mila metri quadrati del vecchio piano urbanistico non attrezzati. Lo spirito, quindi, è stato di acquisire per intero queste aree e riconvertirle. Di questi 115mila metri quadrati solo il 15 per cento è stato destinato all’edificazione, il resto resta dedicato ai servizi».
Per l’assessore regionale all’urbanistica, Angela Barbanente, «non è più possibile che la rendita fondiaria abbia un peso così incidente sul sociale. In questo caso sembra abbia influenzato il costo degli alloggi e questo non mi sembra giusto. A Berlino gli alloggi costano meno che qui per colpa della rendita fondiaria. La ricchezza privata non deve condizionare la miseria pubblica. Capisco bene che a Trani bisogna fare un doppio alto mortale, che si è in ritardo con i tempi, ma serve anche un’evoluzione culturale. A me sembra che, da una situazione in cui non si cedevano i suoli rispetto a quanto previsto dalle legge, oggi ci troviamo nella situazione per cui non soltanto oggi dobbiamo acquisire i suoli, ma sidevono anche realizzare i servizi. Per questo oggi è fondamentale fissare un metodo di lavoro corretto che coinvolga le imprese e tutti i soggetti interessati in modo da formare un’attività coesa finalizzata all’attuazione totale del programma».
Molti gli interventi, fra esponenti di partiti, tecnici e cittadini comuni. Soddisfatto il capogruppo dei Verdi (organizzatori dell’iniziativa), Michele di Gregorio: « Oggi volevamo soltanto informare e che lo scopo fosse raggiunto. Ci riteniamo soddisfatti per la presenza di tutte le parti in causa e di addetti ai lavori che dovrebbero aiutarci a fare luce su una vicenda sulla quale oggi era giusto fare luce. Per questo si è evitato di porre per l’occasione qualsiasi simbolo di partito».
Ulteriori approfondimenti sull’incontro nel prossimo numero de “Il giornale di Trani”.
