Forse nel consiglio comunale di martedì prossimo c’è una delibera di troppo. E la semplice presenza di questo provvedimento rischia di seminare l’imbarazzo all’interno dell’assemblea elettiva di Trani.
Ci riferiamo al punto numero 4 dell’ordine del giorno: «Annullamento in autotutela della deliberazione commissariale n. 42 dell’11.5.2007 recante oggetto:”Adeguamento del compenso spettante ai Revisori dei conti del Comune di Trani per l’esercizio 2007».
La sensazione che si avverte è che, se si dovesse approvare questo provvedimento, tutti i consiglieri comunali in carica dal 2007 al 2009 dovrebbero restituire un bel po’ di soldi ingiustamente percepiti. Se invece, si dovesse ritirare il provvedimento, sarà interessante conoscerne le motivazioni. Sicuramente, il vero pasticcio, è averlo portato all’ordine del giorno e, adesso, comunque vada a finire, l’amministrazione ed il consiglio comunale si sono presi una bella rogna. Ma cerchiamo di ricostruire il quadro storico che conduce allo scenario attuale.
Nel 2007 il Collegio dei revisori dei conti in carica all’epoca (presidente Rosito, componenti Di Giglio e Magno) chiede al sindaco pro tempore, il commissario straordinario Angelo Trovato, l’adeguamento dei compensi sulla base della legge istitutiva della nuova provincia Barletta-Andria-Trani, già approvata nel 2004.
Il commissario chiede lumi a Prefetto e Ministero degli interni, ottiene pareri favorevoli dal segretario generale dell’epoca, Palermo, dal direttore di ragioneria coevo, Montefusco, e dall’allora e tuttora dirigente della prima ripartizione in carica, Modugno: per tutti, Trani è già capoluogo di provincia e, quindi, i compensi dei professionisti vanno adeguati. Così avviene e, di conseguenza, al presidente viene accordato un aumento di 4000 euro annui, circa la metà per i componenti. I nuovi compensi vengono erogati al collegio fino al termine del suo mandato, avvenuto alla fine del 2008. Ma qualcosa s’inceppa proprio alla fine, quando i revisori emettono fattura delle loro prestazioni e, mentre ai componenti si riconoscono le spettanze dell’ultimo trimestre, al presidente queste sono negate. Il dottor Rosito, che ancora oggi non è stato pagato, ha proposto un decreto ingiuntivo per ottenere quanto gli spetterebbe.
Nel frattempo, ecco che il consiglio comunale è chiamato ad approvare l’annullamento in autotutela della delibera del 2007, atto che consentirebbe all’organo elettivo di revocare un suo stesso provvedimento, quello che Trovato approvò nel 2007 proprio con i poteri del consiglio comunale.
In questo modo, non soltanto il presidente non avrebbe diritto alle spettanze dell’ultimo trimestre, ma, a scomputo delle stesse, dovrebbe restituire altre somme ingiustamente percepite. Lo stesso accadrebbe per i colleghi componenti ma, a quel punto, l’effetto domino investirebbe tutti i consiglieri comunali.
E questa circostanza andrebbe a sovrapporsi, per molti consiglieri, a quella già nota legata alla richiesta della Corte dei conti di restituire somme indebitamente percepite, clamorosamente esplosa un anno fa. Non c’è che dire, davvero un gran bel pasticcio.
