Mario Monicelli, 95 anni di passione artistica e civile. Nato a Viareggio nel 1915 il 15 di maggio, si laurea in storia e filosofia a Pisa ed esordisce nel 1932 con il primo corto "Cuore rivelatore". Emigra a Roma dove si ambienta nella città mussoliniana ma soffre la poca libertà. Con Dino Risi, Comencini e Steno inventa la "commedia all'italiana".
Amici miei, La grande guerra, Soliti ignoti, Guardie e ladri, L'armata Brancaleone, questi sono alcuni dei titoli che hanno esaltato il suo talento. A lui devono dire grazie tanti attori italiani, da Gassman a Totò, da Mastroianni a Sordi. Negli ultimi anni aveva fatto sentire la sua voce contro un "nuovo fascismo", celebri ormai le sue parole nelle ultime apparizioni televisive: ha esortato i giovani a ribellarsi alle restrizioni, a chi va contro la cultura e li priva della loro libertà, «la speranza è la parola dei padroni, di quelli che ti chiedono di stare buono perchè prima o poi tutto passerà, la speranza è una parola cattiva».
Trani ha abbracciato Monicelli nel 2002 quando al Tranifilmfestival fu premiato con lo Stupormundi. All'età di 95 è morto suicida (secondo le fonti di stampa nazionale) lanciandosi dalla finestra dell'ospedale nel quale si trovava per un'operazione dovuta ad un tumore alla prostata. Morto con un colpo di scena, una "supercazzola" che difficilmente si potrebbe interpretare senza averlo mai ascoltato.
