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Il basket di Trani è in lutto: è morto a 54 Paolo Friz. Era molto più che un cestista

Una fetta di storia del basket tranese se n’è andata. Con Paolo Friz muore il sorriso della pallacanestro, un uomo che al basket ha dato tanto, sicuramente più di quanto non abbia ricevuto.

Gli ideali di Paolo Friz erano altri: pacifista, antivivisezionista, politicamente impegnato. Giocava al basket perché si divertiva e perché era, soprattutto, bravo.

Paolo Friz, che era nato a Trento, si è spento in una struttura sanitaria di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. Aveva 54 anni, era rimasto vittima di un incidente stradale il 10 agosto 2009 e già precedentemente era risultato affetto da morbo di Parkinson.

Paolo Friz giocò anche a Trani, nella stagione 1988-89, nella gloriosa Assi presieduta da Franco Assi ed allenata dal campano Annichiarico. Quella squadra era formata da Perchiazzi, Siciliano, Citro, Obletter, De Lucia, Ciminieri, Mariano, Gorgoglione. A stagione in corso alcuni andarono via, così ebbero modo di debuttare in serie C anche i “giovanissimi” dell’epoca: i fratelli Ragno, Galati, Carbutti, Paolillo, attuale assessore alle Polizia municipale.

Friz di quella squadra era uno dei simboli. A Trani avrebbe disputato una delle sue ultime stagioni, ma per l’Assi spese tutto il suo sano entusiasmo e s’innamorò di Trani, dove sarebbe rimasto se il basket e l’attività professionale non l’avessero portato verso il brindisino, dove terminò la carriera cestistica ed avviò quella veterinaria, disciplina in cui si laureò.

Ma nel frattempo la fama cestistica Friz l’aveva meritata a Milano, nell’Olimpia di Mike D’Antoni e coach Dan Peterson. A Milano fu decisivo in una serie play off contro la Virtus Bologna. Peterson ricorda tutto come fosse ieri. «Paolo con i suoi 2 metri e 10 era uno dei più alti della squadra. Quando saltava poteva superare tutti tranne Dr. J. (Julius Erving, ndr). Non ho mai visto un europeo saltare così. Io avevo questo esercizio: toccare il bordo 10 volte di fila, mano sinistra, mano destra, mano sinistra ecc. bisognava poi saltare e scendere e risaltare. Così si impara a prendere i rimbalzi. Per Paolo era uno scherzo. E non parliamo delle sue schiacciate. Ma come, Jesus Shuttlesworth, Paolo non aveva un “gioco”. Non era bravissimo nel tiro e nei movimenti e nel know-how. Ma io lo feci giocare in tutti e due i tempi di tutte e due le partite di regular season contro Bologna. Nel terzo match dell’anno, con Mike D’Antoni fuori, abbiamo sconfitto la Virtus Bologna che quell’anno vinse il titolo, qui a Milano. La partita finì all’overtime. Paolo Friz segnò 14 punti, alcuni in “tap in” in cui sovrastava letteralmente gli avversari. Una volta prese un rimbalzo praticamente sul tabellone per poi schiacciarlo con due mani. Io? Io ero uno degli osservati più sorpresi. Quel successo ci diede un 3-0 e la fiducia di poter competere contro chiunque. La Gazzetta dello Sport mi ha chiesto una dichiarazione su Paolo. Io gli ho detto: “Per favore dite che era uno dei miei giocatori della Banda Bassotti e che lo ringrazio ancora per quella grandissima prestazione contro Virtus”».

Franco Assi ha appreso la notizia da noi e ne è rimasto sinceramente addolorato: «Lo ricordo come un ragazzo profondamente educato e rispettoso. Si vedeva che era di classe superiore, e forse da noi avrebbe persino potuto dare di più».

Ninni Perchiazzi, oggi capo della redazione del basket della Gazzetta del Mezzogiorno, non fa in tempo a dirci che «Paolo era una persona meravigliosa», che subito dopo si commuove. Poi si riprende ed aggiunge: «Con Paolo ci siamo sentiti molto spesso anche dopo. Io, Nicola Ungaro (il cui figlio, Flavio, ha giocato a Trani due anni fa nella Fortitudo, ndr) ed altri amici gli fummo vicini quando subentrò la malattia e dopo quel brutto incidente. Ma quanti bei momenti avevamo trascorso insieme. Ricordo che una volta andammo a trovarlo a Trento e lui, ospitandoci a casa, aprì l’armadio, ci mostrò le divise dell’Olimpia e ci disse: “Prendete quello che volete”. Fu solare anche nella malattia, che affrontò con grande dignità».

Il Parkinson gli fu diagnosticato a 40 anni. Infine, l'incidente stradale che l'ha tenuto paralizzato per quasi un anno e mezzo. I suoi amici avevano organizzato diversi eventi per raccogliere fondi e riportarlo a Bolzano. La morte ha stroncato l'ex atleta prima che ciò si potesse verificare. Paolo Friz lascia la compagna Mina ed i quattro figli, Niccolò, Valerio, Riccardo e Sabina.


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