Le sentenze emesse dal Tar Puglia e pubblicate oggi riguardanti i ricorsi presentati da persone fisiche e giuridiche hanno purtroppo dimostrato che la delibera di giunta regionale n. 1480 dello 01.08.2008, con la quale si respingeva per incompatibilità con le normative regionali il Pug di Trani, era sostenuta da tesi senza fondamento e prive di idonei presupposti giuridici.
In pratica, al tempo, avevamo ragione noi dell’amministrazione e dell’Ufficio tecnico comunale. All’epoca scegliemmo di comune accordo la strada del dialogo e del capo chino invece di intraprendere la strada del ricorso. Lo avremmo vinto.
Con il senno del poi, però, è facile parlare. Il rischio era di lasciare la città priva di una regolamentazione urbanistica che oggi c’è. Il Pug non è stato annullato in quanto struttura. Il Tar ha annullato (inter partes) solo alcune sfaccettature del Pug, guarda caso modificate a seguito di quella delibera della giunta regionale che dette seguito alla famosa conferenza di servizi che modificò il piano adeguandolo ai dettami dell’assessore regionale all’urbanistica, attualmente in carica.
Ricordo le litigate in conferenza di servizi con chi aveva il coltello dalla parte del manico. Avevamo ragione noi anche in quella sede. Purtroppo. Oggi di questa ragione non sappiamo che farcene, se non aspettarci il mea culpa da tutti quei personaggi e partiti politici che all’epoca non persero tempo ed occasione per denigrarci sostenendo le ragioni dell’assessore regionale Barbanente, “dea ex machina” dell’urbanistica regionale.
Invece no, il Tar dice che non era cosi. Ma lo dice oggi, dopo due anni e mezzo. Ricordo ancora quei testi di giornale che qualcuno dei nostri denigratori portò sulla scrivania della assessore regionale. In particolare ricordo le mie dichiarazioni: «La Barbanente non è l’oracolo». Molti, i più attenti, le ricorderanno. Avevamo ragione noi a dire che gli indici di fabbricabilità erano ad esclusiva discrezione del Comune e non rientravano nelle competenze regionali, e cosi le pertinenze.
Mi auguro che gli ambientalisti, pronti sempre ad assurgere a protagonisti del non fare o del non far fare, quelli che spesso definisco radical chic, si cospargano il capo di cenere e le prossime volte, prima di scrivere insulsaggini, riflettano.
Ninni De Toma (assessore comunale uscente al’urbanistica)
