«E’ proprio il caso di dire ‘margaritas ante porcos’, perché è così che si comporta il Comune di Trani davanti alle bellezze storiche della nostra città» sono queste le dure parole del segretario regionale dell'Italia dei Valori Sebastiano de Feudis sulla questione piazza Longobardi.
La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Regione Puglia potrebbe decidere a giorni di sospendere i lavori di piazza Campo dei Longobardi. «Una notizia che ci rallegra - scrive de Feudis - perché noi quei lavori non li abbiamo mai condivisi e ora ci sentiamo sereni che la Soprintendenza regionale stia per bloccare questo ennesimo scempio urbanistico fatto con i soldi dei tranesi e dimostratosi inadeguato e illegale»
La nota è molto dura, definisce il Pdl un "panzer che procede sulla legalità", un partito che non si attiene alle regole e ai principi della legalità. «Andare a scavare brutalmente su un sito che, secondo fonti attestate e qualificate, conserverebbe preziosi resti archeologi del passaggio dei Longobardi da Trani e quelli di due chiese del Trecento, è pura follia. La follia di chi preferisce il cemento armato all’arte, di chi preferisce lo scempio delle bellezze tranesi invece che la loro esaltazione, di chi amministra senza criterio e senza una logica, di chi confonde la ‘res publica’ con la ‘res privata’. Ancora una volta Trani è chiamata a difendersi dai barbari, da coloro che la usano e la sfruttano come meglio gli conviene, preferendo affidare appalti piuttosto che preservare la storia di questa città. E ancora una volta è il caso di dire che avevamo ragione noi perché la Soprintendenza ha portato alla luce le irregolarità commesse dall’Amministrazione comunale» conclude duramente de Feudis.
Ma il segretario Idv non è l'unico ad occuparsene, una nota ci giunge anche da Cosimo Nenna, segretario cittadino della Federazione della Sinistra.
«Sotto Piazza Longobardi esistono testimonianze strutturali dell’antichissima chiesa dell’Annunziata (sec.XIV), demolita verso la fine del ‘700 per creare un “largo” (i materiali della demolizione furono utilizzati per costruire la vicina, quasi attigua chiesa di San Toma), venuti alla luce nel 1979-80 (mese più, mese meno) quando l’amministrazione del tempo dovette rifare la pensilina e i banchi di pietra per la vendita del pesce, ormai usurati e antigienici» scrive Cosimo Nenna nella nota.
«Tutti i reperti furono portati per essere conservati al Museo Diocesano, dove esistono tutt’ora, e catalogati dal dott. Benedetto Ronchi, mentre parte delle tracce strutturali della cripta dell’antica chiesa, come ricorda la gente del posto, furono parzialmente ricoperte dal cemento per i canali di scolo delle acque. Non sarebbe male riportarle alla luce, sull’esempio di quanto è stato fatto a Taranto in via Marche. Oggi la Soprintendenza vuole vederci chiaro e ha fatto bene a bloccare i lavori».
Il parere dell'opposizione pare unanime quindi, ora si dovrà attendere quello della Soprintendenza e capire quanto si è andati a fondo quando sono state ricavate le buche per gli alberi. Nei prossimi giorni se ne saprà di più.
