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Il «nostro» centro storico

La si era presentata per quello che è stata veramente. Una mattinata di discussione e proposte intorno al centro storico di Trani. Lo sfondo è parso elettoralistico solo a chi non vuole approfondire. Chi, invece, si è soffermato più sui contenuti, non sembra sia rimasto deluso.

Ci riferiamo al “Colloquio sul centro storico di Trani, tra presente e futuro”, promosso dall’associazione “Liberamente democratici. Laboratorio di idee per la città”. Il dibattito, infatti, è stato un’occasione di confronto sulle prospettive di sviluppo dei centri storici in generale e dei problemi ancora aperti in quello della nostra città.

Giandomenico Amendola (professore ordinario di sociologia urbana presso la Facoltà di architettura dell’Università di Firenze) ha rilevato come i centri storici attualmente siano soggetti sempre più a processi di gentrificazione, ossia ad una marcata presenza abitativa di persone appartenenti ai ceti più alti. L’espansione urbana, infatti non è più il tratto distintivo dello sviluppo urbano delle città e il centro storico da luogo di insediamento dei più deboli è diventato un’area da riqualificare.

La funzione dei centri storici inoltre, a differenza del passato, va oggi ricercata in un ambito urbano che trascende i confini dei singoli comuni alla luce della crescente integrazione tra città diverse sino alla formazione di un contesto urbano ampio, la cosiddetta città estesa.

Tale opera di riqualificazione tuttavia oggi non può più essere affidata interamente alla pianificazione, ma deve misurarsi con il crescente ruolo dei privati e dei loro interessi.

Le pubbliche amministrazioni, quindi, si trovano di fronte alla necessità di operare una riqualificazione dei centri storici mediando tra gli opposti interessi in gioco con strumenti flessibili.

Il principio politico di tale riqualificazione deve essere il recupero della storicità narrativa dei centri storici, ossia della loro attitudine a raccontare gli stili di vita, le culture e gli eventi del passato con le architetture, l’arte e gli assetti urbani.

Tale obiettivo di recupero storico sul piano culturale afferma l’idea di una fruizione colta e ragionata dei centri storici che vada oltre le percezioni superficiali tipiche del pittoresco. Sul piano economico questo obiettivo può rendere acquistabile perché più interessante il nostro insediamento urbano più antico; le città capaci di raccontare qualcosa della loro storia sono le più visitate.

Dino Borri (professore ordinario di Ingegneria del territorio presso il Politecnico di Bari) ha individuato la peculiarità del nostro centro storico nella multiculturalità. Il suo recupero quindi deve evidenziare la complessa stratificazione di culture nel tempo, mettendo in luce anche la capacità di convivenza e contaminazione che tali elementi eterogenei hanno manifestato nel corso dei secoli.

In proposito sarebbe necessario recuperare anche la memoria storica di edifici del ‘700 e dell’800, troppo spesso esclusi dal centro storico vero e proprio: si pensi ai palazzi signorili, alle loro decorazioni, alle architetture e sovente alle biblioteche che si sono conservate fino ad oggi.

Quest’opera di recupero non necessita di un vero e proprio strumento urbanistico ad hoc. Nel corso degli anni, infatti, i piani si sono rivelati strumenti inefficaci nel disegnare in modo compiuto assetti urbani definiti. Il risanamento del centro storico anzi, ad oggi, è avvenuto più ad opera dei privati che della pubblica amministrazione.

Una moderna amministrazione pertanto può, in modo più proficuo, coordinare e incoraggiare questi interventi in modo da renderli tra loro coerenti. Più di un piano in senso tradizionale sarebbe opportuna una strategia che indirizzi le attività private, che le favorisca nel quadro di una città sostenibile e razionale (smart city).

In quest’ottica appare decisiva una politica articolata di trasporti pubblici, su terra e su mare, all’interno della città e all’esterno (con i comuni limitrofi) in modo da rendere più fruibile il centro storico.

Sergio D’Addato (architetto a Trani e già assessore comunale all’urbanistica) ha compiuto una panoramica dei principali problemi ancora aperti nel centro storico di Trani. L’attuale Piano particolareggiato del centro storico è oggi del tutto datato. Le linee di sviluppo e recupero che tracciava sono state ampiamente superate dall’intervento dei privati.

Anche il Piano urbanistico generale, di recente approvazione, appare inadeguato a fornire linee di intervento nel centro storico dal momento che non fornisce alcuna indicazione (progettuale e normativa) in grado di regolarne e disciplinarne le trasformazioni.

Solo il Programma di rigenerazione urbana prevede interventi mirati nella zona del castello, nel porto e nella zona della villa comunale con la trasformazione della chiesa di San Domenico in un auditorium.

Allo stato, però, rimangono insolute una serie di questioni.

 

  • Il risanamento della zona ex Angelini (se ne parla in altro spazio di questo giornale), l’unica area significativamente degradata del centro storico, appare oggi piuttosto urgente e in proposito occorre che l’amministrazione prenda in considerazione le proposte avanzate sul punto dai privati.
  • Lo sviluppo crescente dell’attività diportistica pone oggi la città di fronte alla scelta di un nuovo insediamento per i pescherecci o, viceversa, di individuare un nuovo porto interamente destinato alle imbarcazioni turistiche.
  • La vendita di prodotti ittici sul porto, soprattutto dopo la trasformazione di Piazza campo dei Longobardi, necessita di un sistema logistico e di infrastrutture.
  • Occorre infine affrontare il problema delle occupazioni di suolo pubblico da parte dei commercianti attraverso la definizione di regole e procedure chiare e intellegibili.
  • Tutte le scelte in ogni caso andranno compiute attraverso il coinvolgimento democratico degli abitanti e dei fruitori del centro storico secondo il modello già sperimentato con l’avvocatura e i magistrati in occasione della risistemazione degli uffici giudiziari.
  •  

    Al termine delle relazioni i partecipanti hanno dibattuto sui principali temi trattati e hanno espresso le loro idee sul centro storico di Trani anche compilando delle schede.

    Dalla lettura di tali schede è emerso che una delle necessità maggiormente condivise riguarda l’incremento delle aree pedonali. Gli intervenuti hanno anche espresso particolare sofferenza per i comportamenti incivili ed irrispettosi che spesso derivano dalla movida notturna, richiamando così una tesi espressa nel corso del colloquio dal professor Amendola secondo il quale, e non è il solo a pensarlo, per fare una smart city ci vogliono gli smart people.

    Per la cronaca, l’iniziativa si era aperta con il saluto ai presenti del presidente di Liberamente democratici, Nicola Ventura, che ha dedicato l’evento alla memoria di Mauro Michele Simone, tra i soci fondatori dell’Associazione, recentemente scomparso.


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