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Buona musica e buon senso

Il concerto del 27 marzo scorso è stato senza dubbio uno degli spettacoli più interessanti e riusciti di questa stagione concertistica 2010–2011 della Accademia di Musica A.C.L.I. 

Nella affollatissima sala dell’Auditorium “S. Luigi” si sono esibiti, in un bel recital per pianoforte a quattro mani,  due esponenti di punta della scuola pianistica barese:  Pierluigi Camicia e Giuseppe Campagnola.

I due artisti hanno conquistato il folto pubblico con letture molto vive e partecipi della Fantasia in fa minore op. 103 di Schubert, della celebre Rapsodia Ungherese n. 2 di Liszt, delle Variazioni su un Tema di Schumann op. 23 di Brahms e della Rapsodia in blue di Gershwin: un programma pensato con sapienza, equilibrato nella successione dei pezzi, cui si evince il legame stilistico fra la fantasia – variazione e la forma della rapsodia.

Poetica ed espressiva l’interpretazione della Fantasia in fa minore,  eseguita con tecnica sicura e con la partecipazione di chi, dall’alto d’un notevole magistero interpretativo, “sente” la musica e sa pacatamente trasmetterne il significato più profondo, con calore, amore e partecipazione senza pari. E non potrebbe essere altrimenti: per l’estensore di queste righe, detta pagina schubertiana è la più bella composizione a quattro mani mai scritta. Essa impegnò l’autore in un’elaborazione durata quattro mesi; fu eseguita per la prima volta (era il destino di Schubert e colpì quasi tutte le sue opere, rivelate al pubblico dopo la morte dell’autore, e sovente molto tempo dopo, come avvenne scandalosamente per la sinfonia “Incompiuta”) in forma privata per gli amici intimi il 9 maggio 1828. Fu dedicata all’allieva principessa Caroline Esterhàzy - l’unico vero, ancorché impossibile amore di Schubert - e per questo sarebbe stata composta in base ad un “inneres Programm”, come sostengono alcuni esegeti del compositore viennese; quasi un’anticipazione della futura poetica mahleriana. In ogni caso, la massima parte del discorso musicale è formalmente libera, “durchkomponiert”.

Diversamente da Schubert, nel catalogo brahmsiano prevalgono in quantità, rispetto alle composizioni scritte originariamente per le venti dita, le versioni alternative per pianoforte a quattro mani di composizioni sinfoniche o cameristiche e le trascrizioni di sinfonie, di altri lavori orchestrali, di quartetti, sestetti, concerti per pianoforte e orchestra. Le Variazioni su un tema di Schumann op. 23 appartengono al catalogo dei lavori meno noti del compositore di Amburgo, ma non per questo non altrettanto validi: è un’opera d’alto magistero compositivo (la tecnica della variazione, infatti, fu congeniale a Brahms) e caratterizzata da un perfetto equilibrio fra forma e intenzioni musicali. Il pregio dell’esecuzione del duo Camicia – Campagnola,  aldilà d’una compiuta comprensione dei valori compositivi ed espressivi, risiedeva in una realizzazione sonora strepitosa delle diverse linee contrappuntistiche,  in special modo quelle contenute nelle variazioni III e V.

Sulla celeberrima Rapsodia Ungherese di Liszt sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Originariamente composta per pianoforte solo, cavallo di battaglia di grandi pianisti del passato (che la eseguivano spesso e volentieri a conclusione di programmi monstre, a mò di succulenta “gàterie” offerta a fine pasto da un rinomato chef in un pranzo di gala),  la versione a quattro mani si mantiene fedele allo spirito della versione originale. Eccellente l’esecuzione dei due pianisti, improntata ad un virtuosismo di sostanza piuttosto che di facciata e perfetta nell’equilibrio sonoro nei passaggi alternati fra la sezione sinistra e destra della tastiera.

Dall’Europa  ottocentesca all’America del XX secolo: la Rapsodia in blu di Gershwin catapultava l’uditorio nella skyline della New York degli anni venti:  con i suoi ritmi e le sue melodie a metà strada fra il ragtime e il musical, questa pagina giustamente celebre del compositore statunitense è  per  i pianisti garanzia di sicuro successo. Molto apprezzata dal pubblico la lettura del duo Camicia – Campagnola di questo lavoro gershwiniano: esecuzione smagliante e travolgente, con i passaggi più marcatamente brillanti affrontati col piglio dei virtuosi di razza. Vivo e caloroso successo e ben due i bis concessi: una “Danza Slava” di Dvorak e il “Capriccio Spagnolo” di Moskowsky.

A conclusione di queste righe, non possiamo fare a meno di sottolineare l’ampia partecipazione del pubblico a una rassegna di musica colta: ciò fa ben sperare per il futuro. Da un sondaggio promosso dallo staff organizzativo è emerso un dato confortante e incoraggiante: quasi l’80% degli abbonati e il 60% dei frequentatori occasionali si abbonerebbe ad una prossima stagione concertistica. Ciò attesta una richiesta di seria cultura musicale in deciso aumento. Ribadiamo, per l’ennesima volta, che le parole magiche per la nostra città, se vuol togliersi dalle secche d’una crisi economica senza speranza, devono essere queste: Cultura, Arte e Artigianato; costante, tenace e seria promozione turistica, concreto sostegno economico a quanti si prodigano per questa città attraverso l’Arte in generale. Per taluni spiriti avvezzi alla desolante, cinica realtà della politica, dell’economia e del crudo business, tutto ciò viene bollato e respinto come stupido “idealismo”; per noi è semplicemente buonsenso e “pragmatismo”.

Vincenzo Cannone

 

 

 


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