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Manifesti sTrani, Schiralli replica: «Anche a me non piace. Però attenti a quel che pubblicate»

Un amico mi ha segnalato l’articolo pubblicato da codesta testata sul “manifesto rompicapo” che ha provocato angoscia e mal di testa a “d.d.”. Se il “pezzo” fosse stato firmato e non solo siglato, mi sarei detto, parafrasando un verso della Divina Commedia “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Poiché nel mio dna c’è avversione totale verso chi si trincera dietro sigle, nick name, pseudonimi e vigliaccherie del genere, ecco che una risposta a d.d. devo dargliela.

Quel manifesto, prima di lui, l’ho “schifato io”, la stessa mattina che lo affissero nei pressi di casa mia. E, come se non bastasse, sono costretto a passarci davanti più volte al giorno. Anche la mia nipotina, di appena 4 anni, è rimasta sconcertata (non certo per lo sfondo). Ne ho anche riso con gli amici.

Se fossi stato il committente, avrei denunciato per danni l’agenzia, invitandola a… dedicarsi ad altro. Ma visto che mi è stato offerto (mi è stata chiesta solo una foto che ha scattato l’amico Vittorio Cassinesi, ben diversa da quella stampata), come si dice “a caval donato non si guarda in bocca”.

Non è per presunzione né per falsa modestia se dico convinto che non sarà un manifesto orribile a minare o a sminuire la reputazione e la notorietà che mi sono guadagnate in tanti anni di onesto lavoro nel campo della cultura e del giornalismo. Di detrattori ne ho tanti. Loro magari crepano di invidia. Io me la godo!

Dunque concordo pienamente con "d.d." sull’orripilante manifesto e sul papocchio della cattedrale a rovescio ecc.ecc.. Ma a "d.d." vorrei pure dire (consideriamola un’attenuante per l’agenzia) che anche in un volume d’arte della Mondadori “Puglia e Basilicata. I luoghi e i gesti della fede”, di Lino Patruno, con prefazione di Franco Cardini, pubblicato nel 1994, costo £.100.000, a pagina 100 vi è una foto della nostra stupenda cattedrale, ma con il campanile a sinistra della facciata, causa la stampa al contrario del negativo. Sbagliare si può. Se è capitato ad una grande casa editrice, figuriamoci ad una agenzia pubblicitaria.

Dissento da "d.d." sulle sue elucubrazioni mentali a proposito delle primarie, tanto da procurarsi un mal di testa (mi farò carico di fargli pervenire una scatola di analgesici. Non si sa mai, dovessi, in futuro, procurargli altre cefalee): sono esternazioni che squalificano chi le scrive (e non mi interessa affatto chi sia), ma che meriterebbero una certa… attenzione da parte di chi le pubblica.

E poiché “d.d.” scrive di avvertire di un enorme senso di vuoto, per colmarlo lo invito a ripassarsi la grammatica italiana.

Mario Schiralli

Non ho la presunzione di volermi presentare ma su richiesta del direttore di questa testata che mi invita a risponderLe, nonostante il Suo disinteresse, Le dico che mi chiamo Donato De Ceglie (e Alberto Sordi avrebbe fatto una bella pernacchia dopo questa presentazione). Troppo giovane per aver avuto modo di apprezzare il Suo lavoro svolto al servizio della Biblioteca Comunale ma non per questo mi permetterei di avvalorarmi d'esser un suo detrattore.

Il pezzullo comparso questa mattina sul nostro sito voleva semplicemente essere un articolo "di colore". Nessuna invidia, nessun odio politico. Probabilmente del "mestiere" di giornalista, di cui Lei sicuramente potrebbe rappresentare un faro, sto captando le sfumature peggiori. Come diceva Arthur Schopenhauer, in una frase raccolta nel libro "L'arte di insultare" pubblicato nel 2010 da Adelphi a cura e con un saggio di Franco Volpi, costo euro 9, "il giornalista è allarmista per definizione: è il suo modo di rendersi interessante. (...) Bisogna perciò badare ai suoi squilli d'allarme quel tanto che non guasti la digestione". Forse per repulsione stessa a quello che stavo scrivendo, il mal di testa è soggiunto in maniera preventiva. Perchè l'articolo siglato? Per non lasciarlo privo di firma e per evitare che malumori come il Suo, potessero essere rivolti ad un autore presunto, magari il direttore stesso. Non per vigliaccheria quindi, ma per prendermene le responsabilità.

Le mie esternazioni sulle primarie sono state dettate dai fatti, e se così non fosse spero che qualcuno mi chiarisca tutto al più presto. Sarà stata una curiosità maliziosa la mia, ma davvero non comprendo il perché di tale manifesto, ed ora che sono a conoscenza della gratuità dello stesso, potrei attribuire la cattiva riuscita al prezzo "pagato". Purtroppo il lavoro "non pagato" o pagato male, molto spesso genera frutti malvagi. E ne sono testimone io con la mia generazione, ma su questo punto Le chiedo di leggere un articolo comparso oggi su www.repubblica.it a firma di I.D. (Ilvo Diamanti), "ragazzi studiate, meglio precari oggi che servi per sempre" e l'unica cosa che mi rimprovero nel mio percorso è quella di aver rallentato e trascinato i miei studi, perdendo tasselli importanti del mosaico della mia cultura personale. Accetto il consiglio sulla grammatica italiana e da questa sera stessa con un gesto machiavellico, svestendo le vesti da collaboratore di testata on line (e con esse la tempistica di un pezzo da pubblicare, la frenesia delle email da cancellare, la gestione degli spazi, et cetera) e indossando quelle da cultore della lingua, sfoglierò le pagine di un buon manuale.

Però giunto a questo punto mi permetto di darLe anche un consiglio: perchè non chiedere numi all'agenzia sulla scelta di questo manifesto? Una cattiva pubblicità è molto più efficace di un bel manifesto. Io personalmente non sottovaluterei tutto ciò, l'esempio del grossolano tentativo di strumentalizzare il "pubblico amore" per Steve Jobs da parte di Sel Roma (dalla quale Nichi Vendola ha subito preso le distanze in maniera netta) dovrebbe farLe intendere che in fin dei conti è importante anche avere una degna immagine (oltre che una storia di tutto rispetto) dinanzi alla cittadinanza.

RingraziandoLa per l'attenzione, non Le auguro nulla per le primarie poichè potrei rischiare ulteriori "squalifiche" non volute.

Firmato

Donato De Ceglie

d.d. o per completezza d.d.c.


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