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Ospedale, la protesta di Trani in quattordici voci

Il forum di sabato scorso a San Luigi, sul futuro dell'ospedale dei Trani, è stato condotto ascoltando prima una serie di interventi e, alla fine, il direttore generale. Non sono mancate le polemiche perché ci si attendeva una relazione di Gorgoni e, sulla base di quella le prese di posizione. Ecco di seguito, la sintesi di pensieri e proposte illustrate.

Giuseppe Di Mazio (presidente consiglio comunale). Si può tagliare su tutto, ma non sulla salute. Gli ospedali devono restare in vita per garantire il diritto alla salute dei cittadini.

Mauro Mazzilli (medico ospedale Trani). Un ospedale unico si deve fare, ma sull’Andria-Bisceglie. Intanto, Trani e Bisceglie si possono accorpare, armoniosamente, razionalizzandoli.

Antonio Corraro (Cgil e Auser). Ci aspetteremmo che il direttore generale sia continuativo rispetto a progetti già avviati nel recente passato. Bene ha fatto a venire ad ascoltarci e, adesso, si formi un tavolo tecnico per dare continuità ai ragionamenti in corso. Ma ricordiamoci solo degli anziani: loro hanno gravi difficoltà a muoversi.

Nicola Cuccovillo (Psi). La sanità è di tutti, la salute è di tutti e bisogna salvaguardare le fasce più deboli. Mancano i fondi? Ok, ma non facciamo solo discorsi di ragioneria. Valutiamo le condizioni dell’ospedale di Trani e quelle di Bisceglie.

Cosimo Nenna (segretario Fds e infermiere pronto soccorso Trani). Noi abbiamo già raccolto 3500 firme, e sono un dato pesante. Ancora più pesante sarebbe non tenere conto della storia e della realtà di Trani, che non si può svendere per alcun motivo.

Dottor De Luca (cardiologo). Avere l’ospedale sotto casa è comodo, ma i tempi sono cambiati. Trani e Bisceglie distano sei chilometri e sta adesso alla classe politica trovare le soluzioni di sintesi migliori.

Nicola Croce (cittadino). Tutti promettevano di riaprire l’ostetricia e, invece, ci chiudono l’ospedale. Ma ci rendiamo conto di quello che sta succedendo a Trani?

Francesco Pansitta (cittadino presentatosi nei panni di “nonno Ciccio”, con poesia in vernacolo letta dal pulpito). Il fatto che non si nasce più a Trani è una vergogna.

Francesco Battaglia (cittadino). Anch’io non posso più accettare che non si nasca più a Trani.

Vincenzo Di Micco (Tribunale diritti del malato). I soldi nella sanità ci sono, andrebbero distribuiti dove servono.

Paolo di Marzo (cittadino). Ci chiudono l’ospedale perché è Trani che è caduta in basso.

Domenico Briguglio (consigliere comunale). Perché siamo arrivati a questo? Volete fare economia? Qual è la logica che regola le scelte? C’entra la politica? Vorrei capire.

Reginaldo Capparelli (cittadino). I medici non facciano solo il giuramento di Ippocrate, ma anche quello per non essere ipocriti. L’ospedale di Trani deve rimanere, ed il tavolo permanente è la soluzione.

Cittadina dializzata. Noi siamo vincolati all’ospedale, ci andiamo un giorno sì ed uno no. Non chiudeteci l’ospedale.

Don Mimmo De Toma (vicario territoriale diocesi). Voglio parlare da cittadino. Amo Trani e credo di poterlo dire a buon diritto. Vedo una presenza viva dei tranesi, ma non mi pare che i cittadini siano altrettanto vivi e svegli nella vita della nostra città. Oggi sono tutti qui perché c’è un allarme, ma tutte le altre volte dove eravamo? Le decisioni da prendere? Non siano legati a motivi campanilistici: i criteri siano oggettivi e tengano conto dei reali bisogni della gente. Si pensi al bene delle persone, non solo ai numeri.

Mara Gisotti (Tribunale diritti del malato). Il territorio è fatto di persone. Noi abbiamo continue segnalazioni e non sappiamo come fare e neanche a chi rivolgerci. Nascerà un nuovo, grande ospedale? Ma nelle more non toccate nulla, perché non si abbia alcuno sulla coscienza.


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