Proseguirà fino al 6 novembre, presso la galleria “San Luigi”, in piazza Mazzini, dalle 18 alle 21.30 (escluso il martedì) la mostra "Franco Scaringi 2008-2011. Pitture e sculture". Catalogo con testo critico di Giustina Coda, docente di storia dell’arte dell'Accademia di belle arti di Bari.
Sorprendente è l’incessante e abile attività di Franco Scaringi. Ho visitato il suo studio anni fa, e già allora ne avevo tratto una forte sensazione: “il sentimento della memoria”, la capacità di isolare il pensiero e montare percorsi narrativi lungo strade di sensazioni e di ricordo, non erano solo tracce di passato ma linguaggio ricco di futuro. Sono ritornata in quello studio pochi giorni fa: ancora una volta tra tele, sculture e disegni emergeva qualcosa che andava al di là delle apparenze delle opere. Una classicità contemporanea, una eleganza e purezza di forme, una forza raffinata di volumi bassi e vitali che rilevano l’ultima ricerca dell’artista. Tanta pittura nella sua storia, e tanta scultura. Scaringi vuole afferrare forme che rispecchiano la propria visione attraverso il figurativo, attraverso il vero che si trasforma sotto le sue mani. I dati naturalistici si perdono in una deformazione mentale che è sicuro possesso della figura. Con un gesto che non vuole essere provocatorio ma emblematico della consapevolezza del gioco della rappresentazione, muta i tradizionali risultati della luce e del colore: più scuro il primo piano, più chiaro il secondo, i fondi avanzano e partecipano delle figure. E’ la solidità della storia che nelle variazioni di forme, senza reali modificazioni di significati, si riordina in soluzioni e in gesti creativi che si rifanno ora alla tradizione della propria terra nelle formelle della Cattedrale, ora al mito, ora ale origini più lontane dell’uomo come nell’Adamo ed Eva, in cui un Adamo addormentato conserva suggestioni romaniche. Ogni immagine selezionata dal vero, modellata in campi di azione concentrati, approda a una misura di meditazione attraverso colori simbolici, recuperi di pigmenti che costituiscono il risvolto della sensibilità pittorica e della ricerca poetica di Scaringi. Scultore che transita ora attraverso Wildt, ora attraverso Manzù, testimone di un tempo di memoria a cui cerca di strappare l’essenza per creare forme plastiche in cui viene captata la presenza umana senza copiarne fedelmente la forma; pittore che declina Picasso quando tratta le superfici con piglio oggettuale, o Goya quando ci restituisce con rinnovati colori il dramma.
