Sala piena, ma l’avvocato non dimentica di avere convocato una conferenza stampa e, allora, accetta soltanto domande dei giornalisti. Proviamo a riassumere tutto.
Chi mi ha consigliato di fare il sindaco? Quella persona che incontro tutte le mattine dinanzi allo specchio. E questa città nella quale potrei, se volessi, girare anche senza portafoglio per il rispetto che avverto nei miei confronti e che io voglio ricambiare.
Appaio poco? Non mi piacciono gli annunci, preferisco parlare sulla base di cose concrete.
Perché mi candido solo adesso? Perché il sindaco deve essere sindaco e basta. Ed io fino ad oggi avevo impegni professionali gravosi. Ma Trani non va amministrata né da dilettanti, né da part time: l’impegno deve essere assorbente. Ed amministrare Trani significa anche stare a Bari, a Roma, a Bruxelles.
La vera emergenza del Comune di Trani? Lo stato delle finanze. Sto accuratamente studiando un libro sul dissesto finanziario. Ma degli strumenti, se permettete, non parlo perché il governo che sta nascendo ci impone prudenza su tutto. Sicuramente servono strumenti innovativi anche a livello locale.
Il programma? Vi è una piattaforma di quattro macro punti: legalità e trasparenza; lavoro e sviluppo; vivibilità ed ospitalità; orgoglio del passato e programmazione del futuro.
Il giudizio sull’amministrazione in carica? Vedo che si compiace di certe realizzazioni, ma se le piste ciclabili e le aree pedonali servono per riempire il tempo di cittadini senza lavoro non va bene. Noi dobbiamo, invece, lavorare per lo sviluppo. Amet, per esempio, deve tornare a produrre energia. E non possiamo gestire Trani come un parco divertimenti. Anche a Trani ci sono tanti ristoranti, e sono pure pieni. Ma questo non significa che vi sia il benessere. E chi pensa che debba fiorire il benessere individuale nel deserto collettivo sbaglia di grosso.
Se perdessi? Certo che farei il consigliere comunale. Lo facemmo in due tanti anni fa io e Mimì di Palo, figurarsi adesso.
La diretta dei consigli comunali su radio e tv? Ovviamente ci sarà. Altrimenti dove sarebbe la trasparenza? È giusto che la comunità segua, se ha interesse, l’intera azione amministrativa. Sicuramente, ogni cosa che farò sarà quotidianamente visibile ed accertabile. Mai nascondere nulla, mai fare nulla sotto banco.
Contenere la spesa e non gravare sulle tasche dei cittadini? Certo, ma intanto che cosa si fa per le entrate? Il nostro patrimonio deve dare frutti e solo dopo ci porremo il problema delle spese. La discontinuità sta anche in questo: prevedere una spesa sulla base di quello che si può spendere, non in maniera sprovveduta.
Il buco nel bilancio? In questo momento non abbiamo dati certi, ma una precisa sensazione che siamo in crisi. Ma con la determinazione che vogliamo metterci renderemo questo problema meno gravoso di quello che appare.
Donne in giunta e familismo? Le pari opportunità sono nell’impegno, non nella visibilità. Sicuramente sarà favorita la parità di genere, ma ci auguriamo intanto di trovare risposte nelle candidature. Oggi ve ne sono di sufficienti e, se questo trend proseguisse, allora sì. (Sul familismo il candidato non si è espresso, probabilmente dimenticando di dare la risposta perché l’argomento era inserito nel corpo di una quadrupla domanda, ndr)
Le forze politiche mancanti alla mia coalizione? Ripeto che noi siamo uniti da principi. Questi principi possono essere condivisi da tutti? Se sì, bene, ma noi siamo intolleranti su questi principi: non siamo disposti a fare passi indietro né morali, né intellettuali. Chi ci ama, ci segua.
La macchina comunale? Trattamenti e velocità dei procedimenti uguali per tutti, innanzi tutto.
Le stabilizzazioni dei dirigenti? Su questo argomento dovrebbe esprimersi l’avvocato… Operamolla. Ma ancora non gli ho chiesto il parere.
