Carte bollate e procedimento disciplinare. È muro contro muro fra dirigente della seconda ripartizione ed avvocato del Comune sul tema della conversione del rapporto di lavoro di Giuseppe Affatato ed Antonio Modugno da tempo determinato a tempo indeterminato.
Il dirigente, Luca Russo (che è anche il segretario generale), ha formalmente contestato al legale, Michele Capurso, di avere organizzato lo scorso 10 novembre una conferenza stampa presso il suo ufficio senza alcuna preventiva autorizzazione. In quell’occasione il legale partecipò alla stampa due note contro le stabilizzazioni che, a loro volta, sono rientrate nelle contestazioni del dirigente, che di seguito riportiamo.
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Faccio seguito alle missive del 26/10/2011 a Sua fìrma, aventi ad oggetto istanze stabilizzazione dirigenti.
Per contestarne in toto premesse e conclusioni e per notifìcarLe, ad ogni effetto, quanto segue:
le Sue missive e le Sue prese di posizione "esterne" (assunte in qualità di dipendente dell'Ente) appaiono censurabili e gravemente lesive tanto dell'immagine e del prestigio del Comune quanto del rapporto di fedeltà che deve necessariamente sussistere tra prestatore e datore di lavoro.
Esse, inoltre, vengono assunte ponendo in essere un palese straripamento delle Sue attribuzioni e responsabilità, manifestando l'inammissibile pretesa di interferire con scelte di competenza del livelli dirigenziale e/o addirittura, di settore totalmente diverso da quello di appartenenza ovvero ancora di influenzare indirizzi di carattere squisitamente politico: tutte scelte, in ogni caso, integralmente sottratte alle Sue, peraltro limitate, competenze, funzioni, attribuzioni, mansioni e/o responsabilità.
Da ultimo, l'Amministrazione Comunale ha preso atto che Ella, in data odierna (10 novembre, ndr) ha indetto una Conferenza Stampa all'interno dei locali del Palazzo di Città, utilizzando, pertanto un bene pubblico senza alcuna preventiva autorizzazione ed al di fuori del fine Istituzionale cui il loro uso è preordinato.
Oggetto della conferenza stampa di cui sopra risulta essere stata la Sua personale posizione circa il tentativo di conciliazione promosso da alcuni dirigenti comunali.
Circostanza aggravante il Suo comportamento è costituita dal fatto che Ella ha tenuto la conferenza persino in violazione di una precisa diffida notifìcataLe tempestivamente a mezzo Operatore di Polizia Municipale che Le intimava di non utilizzare, senza autorizzazione, un bene pubblico certamente sottratto alla Sua arbitraria decisione.
Nessuno contesta il Suo inalienabile diritto ad esprimere giudizi ed opinioni inerenti l'operato di qualsivoglia P.A. (ivi compresa quella di cui è dipendente), a condizione – pur tuttavia - che Ella lo faccia da privato cittadino e non da dipendente dell'Ente, che lo faccia al di fuori delle sedi istituzionali del Comune e degli orari di lavoro, che lo faccia astenendosi dall'utilizzare per fini impropri gli immobili comunali (per di più allo scopo di manifestare opinioni su questioni estranee alle Sue attribuzioni ed, in ogni caso, astenendosi dal paventare "l'immediata trasmissione all'Autorità Giudiziaria" di atti, adottati od adottanti, dal Comune relativi alle questioni di cui trattasi: ciò, tra l'altro, potrebbe anche essere (maliziosamente,si intende) inteso come un tentativo di influenzare l'attività amministrativa.
Se la S.V. dovesse ritenere illegittime e/o penalmente rilevanti atti e/o provvedimenti Comunali, ben potrà, senza alcun indugio e senza alcuna necessità di preavvertire l'Ente stesso delle Sue intenzioni, trasmetterli direttamente all'Autorità Giudiziaria: la diffida a non adottarli, infatti, pena la loro trasmissione all'A.G., potrebbe essere anche intesa nei sensi di cui innanzi, con conseguenze difficilmente prevedibili.
Conclusivamente, nel contestarLe formalmerte ed ad ogni effetto di legge, regolamento e contrattuale, l’irritualità, la censurabilità, l'infondatezza e l'illegittimità dei Suoi comportamenti e/o delle Sue missive in merito a quanto forma oggetto della presente, La invito ad astenersi dal reiterare siffatti atti e comportamenti, preannunciandoLe, in ogni caso,ogni consentita iniziativa dell'Ente a tutela della propria immagine, prestigio ed onorabilità, compreso l'avvio del competente procedimento disciplinare.
Il Dirigente II Ripartizione - Dr. Luca Francesco Paolo Russo
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Capurso, dal canto suo, in una nuova nota, prodotta in risposta agli addebiti che gli vengono mossi, rilancia come segue.
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Riscontro brevemente la Vostra nota di contestazione di addebito che allego in copia alla presente.
Voi mi contestate la lesione dell’immagine e del prestigio del Comune.
Voi mi contestate straripamento di attribuzioni e responsabilità.
Voi mi contestate di aver utilizzato per fini impropri “gli immobili comunali” avendo partecipato a giornalisti che mi chiedevano spiegazioni sulle note con le quali ho tentato invano e doverosamente di dissuaderVi dal portare a completamento l’illegittimo iter procedimentale di stabilizzazione di alcuni dirigenti di questo Ente.
Voi mi contestate di aver capziosamente tentato di influenzare l’attività amministrativa, quasi che richiamare alla legalità sia una colpa ed un abuso.
Voi, soprattutto, mi contestate di aver violato il rapporto di fedeltà che deve necessariamente sussistere tra prestatore e datore di lavoro.
E poiché chi non è fedele è un traditore, io per Voi, sarei un traditore.
La risposta a queste insensate e patetiche accuse la troverete nelle due note che Voi stesso citate.
In quelle due note troverete tutta l’amarezza di un funzionario pubblico che assiste inerme al funerale della legge.
NON SONO IO IL TRADITORE!
Diciotto anni fa, assumendo servizio presso il Ministero dei Lavori Pubblici, prestavo il rituale giuramento nelle mani del Provveditore alle Opere Pubbliche per il Molise, dichiarando e sottoscrivendo il seguente impegno:
“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell'interesse dell'Amministrazione per il pubblico bene”.
Io questo giuramento l’ho sempre onorato.
E Vi assicuro, senza alcun timore di smentita e come confermeranno i Magistrati di Trani e di Bari che chiamerò a testimoniare, unitamente ai colleghi avvocati ed a tutti coloro i quali hanno interagito con il mio Ufficio in questi quindici anni di servizio a Trani, che io sono stato fedele alle leggi della Repubblica ed ai doveri del mio Ufficio nell’interesse dell’Amministrazione che, attenzione, per me non siete Voi, né il Sindaco pro tempore, né gli Assessori o i Consiglieri.
Io servo i cittadini Tranesi, io difendo i loro interessi, io ho sempre preservato le risorse finanziarie della collettività tranese, e posso serenamente, facilmente ed inconfutabilmente provarlo.
A Voi non Vi conosco, nel momento in cui scientemente Vi siete posti contro la legge nella sua semplice e chiara volontà precettiva, con il provvedimento sulle stabilizzazioni dirigenziali che avete proposto e ancora prima con l’incarico della formulazione del parere all’Avv. Arigliani.
Io non Vi conosco quando, dopo due anni di solleciti, non sono stato messo a tutt’oggi in condizione di recuperare i compensi dei revisori dei conti del precedente collegio “erroneamente” liquidati sulla base di travisati presupposti di legge e di illegittimi provvedimenti amministrativi.
Io non Vi conosco quando non recuperate le somme “erroneamente” versate ai Consiglieri Comunali come ha evidenziato e ricostruito la Procura della Corte dei Conti.
Io non Vi conosco quando vedo transazioni fatte “di nascosto”, senza la mia talvolta necessaria o talvolta opportuna partecipazione e soprattutto diffamandomi, affermando che la necessità di tali transazioni deriva da mie (inesistenti) responsabilità professionali.
Io non Vi conosco quando mi chiedete i pareri, ve li rilascio, non vi piacciono, li disattendete, emettete i provvedimenti che, impugnati al TAR dai cittadini, Vi hanno danno torto.
Io non Vi conosco quando non mi conferite più gli incarichi di patrocinare il Comune, in violazione dei principi più elementari del nostro ordinamento giuridico e degli orientamenti della Corte dei Conti e, soprattutto, arrecando danno al patrimonio comunale con assurdi incarichi esterni.
Io non Vi conosco allorquando vengono liquidate ingenti somme (parcelle, rimborsi di spese legali per processi penali, ecc…) in fattispecie prive dei presupposti di legge.
E potrei continuare a lungo e nei dettagli, ma non è questa la sede.
E’ assolutamente privo di buon senso affermare nella presente vicenda che io abbia cercato di influenzare indirizzi di carattere squisitamente politico.
Per quanto mi riguarda il Comune è una Pubblica Amministrazione sottoposta al principio di riserva di legge.
E’ nella legge che troviamo la guida al nostro operato.
La politica non mi interessa e non voglio “influenzare” nessuno.
E veramente sarebbe una singolare minaccia quella di ricorrere come estrema ratio alla Procura della Repubblica o alla Corte dei Conti.
Chi è certo della regolarità delle proprie azioni non si sente minimamente minacciato da una tale prospettiva.
Nei limiti delle mie capacità, tento solo di osservare la legge e di farla osservare.
Voi mi contestate di aver utilizzato per fini impropri “gli immobili comunali” allorquando ho illustrato ai giornalisti che me ne chiedevano conto le ragioni della mia iniziativa.
Per Voi avrei dovuto parlare di una vicenda amministrativa su una panchina della Villa Comunale, in un bar o a casa mia? E in quale veste l’avrei fatto?
Io ho parlato con i giornalisti in qualità di funzionario ed avvocato dell’Ente e a tutela della legalità dell’azione amministrativa.
Il posto giusto per fare ciò è il mio Ufficio.
E’ l’Ufficio Legale del Comune.
In un regime democratico è fisiologico che l’opinione pubblica sappia cosa succede in casa Sua perché forse Vi sfugge che noi funzionari, a qualsivoglia livello e sia di carriera che onorari, non siamo i padroni di casa ma solo i provvisori inquilini del Palazzo e la nostra presenza ed il nostro operare al suo interno è giustificato soltanto se perseguiamo esclusivamente l’interesse dell’Amministrazione per il pubblico bene.
E la collettività deve essere messa in condizione di giudicare il nostro operato. Sempre.
Così, a mio sommesso ma fermo avviso, si difende la democrazia e la legalità.
Tutto il resto, come già detto, e nelle due mie note il cui contenuto mi avete contestato.
Quelle note sono l’espressione più pura della mia ventennale fedeltà alla legge e al senso dello Stato.
Fate presto con il procedimento disciplinare.
Per quanto mi riguarda la triste Corte Marziale che state organizzando per giudicarmi non esiste. Io non Vi conosco.
Io attendo serenamente il Vostro provvedimento disciplinare.
Ho la massima fretta di impugnarlo davanti al Magistrato del Lavoro perché io non evito i Giudici come avete fatto Voi nella ben nota vicenda delle stabilizzazioni, in quanto, per quotidiana pratica dei Tribunali, posso serenamente riporre nei Magistrati della nostra Repubblica una fiducia illimitata.
E finalmente davanti al Magistrato (che Voi avete accuratamente evitato) parleremo di diritto, di legalità e di giustizia.
Vi auguro buona fortuna.
Il Responsabile dell’Ufficio Legale - avv. Michele Capurso
