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Camero: «Filatura di Trani di Trani e Adelchi, due pesi e due misure»

Loredana Capone, Vicepresidente ed Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, nei giorni scorsi ha decretato: “La vertenza Adelchi diventi caso nazionale”, tanto che al riguardo è già partita la richiesta di un tavolo interministeriale ad esito dell’incontro della task force regionale tenutosi a Bari, al quale partecipava anche il Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone.

Sin qui nulla di nuovo posto che lo scopo del tavolo invocato, sarebbe inserire Adelchi in tutte le iniziative di investimento sul territorio ma anche agganciare ammortizzatori sociali, avviando allo stesso tempo l’attività di ricerca per la ricollocazione dei lavoratori, una necessità improrogabile per i 720 dipendenti per i quali la cassa integrazione in deroga sarebbe in scadenza il 31 dicembre di quest’anno e non potrebbe essere prorogata, vista l’assenza di programmi di rilancio da parte dell’azienda.

In queste condizioni per quei lavoratori partirebbe dunque la procedura di mobilità cui seguirebbe il licenziamento al quale – mi preme ricordare - sin dal 1° novembre 2010 sono già andati soggetti i lavoratori Franzoni Filati di Trani, dello stesso settore ma sprovvisti delle stesse attenzioni da parte della Regione.

Orbene, sembrerebbero tutti concordi sulla necessità di estendere l’Accordo di Programma TAC sottoscritto ad aprile del 2008 per la Filanto anche ad Adelchi, di guisa da render possibile la revoca delle procedure di mobilità e la proroga della cassa integrazione in deroga, anche se ciò sembrerebbe possibile soltanto ove vi sia l’impegno a “reindustrializzare il territorio” per favorire la “rioccupazione dei lavoratori” e non ci pare, almeno nelle premesse, che l’Adelchi ricada in detta fattispecie. Ma, date le circostanze, non posso che solidarizzare con quei lavoratori che spero vincano la loro battaglia e ritornino al più presto al lavoro, condividendone persino le finalità enunciate, sia pur non coerenti con quanto il Dicastero competente richieda.

Quel che trovo del tutto inaccettabile è che lo stesso espediente sia stato inusitatamente negato agli ex lavoratori Franzoni!

Peraltro, mi preme sottolineare che, nel 2008 quando Filanto ed il proprio cluster fruivano delle misure di salvaguardia attraverso il PIT 9 per 40 milioni di euro, soffriva della collocazione in esubero di 340 lavoratori; pensate che in quegli anni, nello stesso comparto, nelle città oggi facenti parte della VI Provincia, si perdevano circa 2.000 posti di lavoro!

Gli effetti di quell’Accordo sono cessati il 31 marzo scorso ed il Salento, nonostante fruisse dell’alleanza strategica con le imprese calzaturiere del Brenta, canalizzata nel progetto “Due passi avanti per il made in Italy”, è stato in grado di utilizzare soltanto 16 milioni di euro.

La nostra Amministrazione Provinciale chiese per questo alla Regione Puglia ed al Ministero per lo Sviluppo Economico di estendere gli effetti dell’Accordo anche alle aziende dello stesso comparto ma ricadenti nel territorio del PIT 2, per avvalersi dei 24 milioni inutilizzati.

I numi tutelari salentini sono arcinoti ed è per questo che chiedo, da Assessore alle politiche attive del Lavoro, senza distinzione di schieramento, che per l’estensione degli stessi benefici anche alle aziende ed ai lavoratori della nostra Provincia, intervengano: i Consiglieri regionali Nino Marmo, Giovanni Alfarano, Ruggiero Mennea, Filippo Caracciolo, Francesco Pastore ed Arcangelo Sannicandro, l’Assessore regionale Maria Campese, gli Onorevoli Francesco Boccia e Margherita Mastromauro, il Senatore Francesco Amoruso e l’Eurodeputato Sergio Silvestris, affinché non si consumi ancora una volta il misfatto vissuto sulla propria pelle e su quella delle rispettive famiglie dagli operai ex Franzoni, ottenendo che nel nuovo accordo, oltre all’Adelchi ci siano le Aziende del Settore tessile abbigliamento e calzaturiero della Provincia di Barletta Andria Trani.

Pompeo Camero - Assessore provinciale allo sviluppo economico


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