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Strage di Firenze, perché parlare di Casapound? Da Trani a Bari, il pensiero sull'associazione

Da un lato l'elogio e la simpatia, dall'altro la posizione di chi ne vorrebbe la chiusura. Azzardiamo un dibattito, vi lanciamo l'idea, nella speranza che i toni si mantengano civili e rispettosi.

In piazza Dalmazia (si, dove gli italici si sono confusi con altri popoli per anni) a Firenze, si è consumata la follia xenofoba di un uomo: Gianluca Casseri ha guardato le sue vittime negli occhi mentre svolgevano il loro lavoro, ha impugnato la pistola e ne ha uccisi tre: Diop, Modou e Moustapha. Poi, accerchiato dalla polizia, si è suicidato.

Non usiamo aggettivi, non usiamo nazionalità, iniziamo a dare un volto, un nome, alle persone coinvolte in fatti di cronaca nera: restiamo umani.

Casseri, simpatizzante neonazista, frequentava di rado (secondo le testimonianze dei ragazzi intervistati dalle varie testate nazionali) il circolo Casapound di Pistoia. Un uomo chiuso, silenzioso, parlava poco e leggeva molto: aveva scritto anche un libro, "Le chiavi del caos".

Da ieri in ogni "luogo giornalistico" si associa il nome di Casapound all'agguato oltre che all'aggettivo razzista o xenofoba. Dal sito ufficiale di CasaPound Italia viene diramata una nota: "Nel nostro dna la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria. Diffidiamo chiunque dal mettere in relazione la tragedia di Firenze con le nostre attività politiche. Sull'immigrazione abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente".

Non è giusto fare di tutta l'erba un fascio (e non è un riferimento politico) ma è anche retorico dire che gli estremismi covano un piccolo seme cancerogeno.

Per aprire questo dibattito vi forniamo gli assist di due esponenti politici del nostro territorio, entrambi con la carica di sindaco. Il primo, Giuseppe Tarantini sindaco di Trani, durante l'incontro sul Mutuo sociale organizzato da Nuova Italia, alla presenza di un esponente di CasaPound Bari, ha elogiato il movimento socio-culturale definendolo come "la più interessante realtà culturale all'interno del centrodestra giovanile". In realtà più che centrodestra, che fa riferimento ad una politica dalla quale il movimento sembra distanziarsi, Casapound ha sempre affermato di essere di destra (se non estrema).

Il secondo assist è di Michele Emiliano, sindaco di Bari. Il suo commento compare sulla sua pagina Facebook: "Casapoud ha riempito questa bacheca di spot pubblicitari per sostenere di non essere razzista, ma tutti i loro documenti, tutti i loro libri, il loro materiali (ma chi li finanzia?) sono pieni di riferimenti che creano odio tra italiani ed immigrati e di allusioni al fascismo come loro ideologia di riferimento. Io non ci sto a sopportare ancora. Devono sciogliere questa organizzazione che attira e sfrutta il disagio psichico e sociale di tanti individui pronti alla violenza".

Da un lato l'elogio, dall'altro la paura che questo movimento possa trasformarsi in qualcosa di pericoloso. A voi le considerazioni.

Di certo una parola pronunciata in una stanza vuota è ridicola tanto da poterci fare un monologo per un film d'autore; una parola pronunciata in un locale pieno di gente potrebbe attecchire nella mente di qualcuno. E davanti ad una platea i consensi di questa parola crescerebbero. Se la parola pronunciata nella stanza vuota fosse "odio", il film raccoglierebbe critiche e magari potrebbe fare il boom al botteghino. Se la parola "odio" fosse pronunciata in un locale, o davanti ad una platea, ci potrebbero essere vittime da coprire con un velo bianco e raccogliere con indignazione.

Un po' come nel film L'onda di Dennis Gansel, un po' come nello Stato della Chiesa durante l'Inquisizione, un po' come quella "forza" che costringeva gli egiziani alla schiavitù, un po' come l'Ufficio della Libertà di stampa del dittatore Napoleone.

Sfruttando una citazione di Bergonzoni e dichiarandoci favorevoli alla chirurgia estetica, crediamo che ogni tanto bisognerebbe... rifarsi il senno.

d.d.


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