Dolce il panettone, liquoroso al punto giusto il moscato di Trani, ma quei 1900 euro di multa, a Paolo Abruzzese, sono andati di traverso. E adesso il presidente vuole conoscere dai tifosi i nomi dei responsabili: «Ditemi chi ha sputato sul guardalinee a Martina e chi ha tirato le bombe carta a Trani contro il Campania. Quei soldi devono pagarli loro, non la società».
Questo è stato il motivo che indotto il presidente della Fortis Trani a convocare allo stadio una conferenza stampa allargata ai tifosi. Che i sostenitori del Trani dovessero parteciparvi era noto già da alcuni giorni e non se ne comprendeva il motivo. Adesso, invece, è tutto chiaro.
E per renderlo ancora più chiaro, Abruzzese si è prodotto in uno dei suoi proverbiali monologhi, interrotti soltanto dai civili interventi di tre tifosi. Inutili, peraltro, a fargli cambiare idea. Ecco il resoconto di una serata che ha visto Abruzzese partire da lontano, molto lontano.
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Dal 1984 il sottoscritto è stato l’unico a portare avanti il calcio a Trani senza l’aiuto di nessuno. Salvai il Trani da una sicura disfatta e, in quei dodici lunghi anni, da solo, riuscì a salire in C2. Fare la C2 all’epoca era più facile, ma avevamo l’handicap della tribuna. Mentre il manto erboso arrivò solo grazie alla mia testardaggine.
Lasciai perché ero stanco, e nessuno si permetta più di affermare che mi vendetti il campionato a Pozzuoli. Anzi, dovetti pagare 11 milioni di tasca mia per i danni causati dai tifosi quel giorno. Ed alla fine arrivò l’ufficiale giudiziario a casa mia chiedendo il recupero di 220 milioni. E lasciai la squadra al mio amico Savino Sapienza. Gratis.
Da lì iniziò la discesa verso il baratro, fino a quando scomparve la Polisportiva e nacque la Fortis con dieci soci. Di quei dieci, rimase il solo Simone e andò anche lui in crisi. Il 2007 fu il sindaco Tarantini a chiedermi personalmente di salvare il calcio tranese e lo feci, nonostante tante nuove cattiverie sul mio conto. E, fra tante difficoltà, vincemmo il campionato di Promozione con tifosi quasi zero.
Lasciai la società al signor Flora a costo zero (anzi mi deve ancora 12mila euro) e lui prima vinse il campionato, poi lasciò a stagione in corso e ci lasciò il niente: neanche un settore giovanile. Da quel momento Altieri rilevò il Trani, ma venne mille volte al mio negozio e, dopo avergli detto inizialmente no, alla fine decisi di ritornare in campo.
Mi furono fatte tante promesse, ci volli credere, ma alla fine la crisi si è fatta sentire e quasi tutti si sono tirati indietro. Ma a luglio siamo partiti, pur sbagliando alcune valutazioni. Del resto, sbaglia solo chi agisce, non chi parla stando affacciato al balcone. Alla fine, però, per tre volte Paolo Abruzzese ha salvato il calcio a Trani. Non voglio medaglie sul petto, ma i tifosi questo lo sanno? E i tifosi dove sono?
Molti mi dipingono come il diavolo, nessuno riesce a vedermi come un salvatore. Ma adesso sono stanco, e voglio 1900 euro per le multe che ho preso a Martina e in casa con il Campania. Da qui non si esce se non ho i nomi dei responsabili o, in alternativa, i soldi delle multe che non abbiamo disponibili. Altrimenti nessuno viene più al campo: Daspo per tutti. Avrei potuto soprassedere se qui allo stadio facessimo incassi da favola, ma, mediamente, tra abbonamenti e biglietti, registriamo poco più di duecento paganti a partita, non oltre. Quindi, non c’è altra soluzione: chi ha sbagliato deve pagare.
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Dal gruppo dei tifosi presenti fa un passo avanti Domenico: «Purtroppo tra noi ci sono degli infiltrati, cani sciolti dei quali non possiamo rispondere. Ma noi siamo gruppi uniti che seguono il Trani nel bene e nel male, ci rimettono tempo e denaro e non farebbero mai del male alla società in questo modo».
Allo stesso modo si esprimono altri due esponenti del tifoso organizzato, Carmine prima e Mimmo poi, chiarendo che «in questa sala c’è la parte sana del tifo. Chi ha sbagliato non fa parte dei nostri gruppi».
Abruzzese ascolta e replica: «A Martina i responsabili sono stati quattro tifosi entrati prima dei gruppi organizzati, che entrarono allo stadio negli ultimi quindici minuti. Andando per esclusione, esigo di sapere chi è stato. Credo di conoscere anche chi ha fatto esplodere le bombe carta, ma adesso lo voglio sapere dai tifosi».
Nell’attesa che abbia le risposte che cerca, se mai le avrà, Abruzzese annuncia le “sue” misure: «La gradinata non l’apro più, tutti verranno in tribuna per controllarli meglio. E farò una denuncia contro ignoti alla Polizia. Questa è la mia risposta all’omertà. Avrei potuto approfittare dell’occasione per mollare tutto, invece voglio solo ripartire almeno da una certezza: che società e tifosi remino dalla stessa parte».
Qui si può ascoltare la prima parte dell’intervista che Abruzzese ci ha rilasciato alla fine dell’incontro. La restante, in cui si parla della squadra, vi sarà proposta nei prossimi giorni in coincidenza con la ripresa dell’attività agonistica.
