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Ospedale, dalla triade sindacale un «no» secco al piano di riordino: «Servirebbe un mare di soldi per realizzare strutture che a Trani già ci sono»

Da Cosimo Nenna, in nome e per conto delle organizzazioni sindacali ospedaliere Cgil, Cisl e Uil, riceviamo e pubblichiamo.

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Le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) del presidio ospedaliero di Trani, riunitesi all’indomani della presentazione da parte della Direzione generale della bozza della cosiddetta “seconda fase” del piano di riordino ospedaliero, respingono decisamente quanto in essa previsto, non solo perché ritengono il nosocomio di Trani  penalizzato al massimo rispetto alle strutture delle altre città, ma anche e soprattutto perché l’attuazione di tale nuovo assetto comporterebbe l’assurdità di dover spendere cifre enormi per la creazione o ristrutturazione di nuovi reparti e nuove strutture peraltro già esistenti.

Se da una parte lo stato, e in particolar modo il federalismo, prevedono l’utilizzazione al meglio delle risorse già esistenti sul territorio, per non gravare ancora sulle già deficitarie casse regionali, come mai, si chiedono i tre sindacati, ora si tenta di voler far passare un piano di riordino che richiederebbe un enorme esborso di denaro, ignorando quanto è più che mai evidente.

È arcinoto che Trani possegga già un polo chirurgico più che idoneo rispetto a quello di Bisceglie. I reparti di Chirurgia, Ortopedia, Ginecologia e Senologia sono stati ristrutturati da poco tempo nel pieno rispetto della normativa vigente sia dal punto della sicurezza che della funzionalità.

Con la seconda fase, tutte le spese sostenute a Trani sarebbero da considerare inutili. Soldi gettati al vento in quanto per rendere idonee tali strutture a Bisceglie occorreranno ulteriori investimenti.

Non per una questione di campanilismo, ma per l’evidenza dei fatti, le organizzazioni sindacali evidenziano che non si può e non si deve ignorare che, a differenza di Trani, l’ospedale di Bisceglie presenta vistose carenze strutturali. Diversi reparti non hanno camere con bagno; per raggiungere gli ascensori occorre attraversare i reparti, come pure per raggiungere le sale operatorie sia di Ortopedia che di Ostetricia e Ginecologia, occorre attraversare altri reparti. È mai possibile che un bambino appena nato con parto cesareo, venga portato a…  spasso, tutto nudo, nell’incubatrice, per i corridoi di mezzo ospedale? Questo è solo uno dei casi di una inefficiente logistica che caratterizza il nosocomio di Bisceglie. Carenze che, invece, a Trani sono state superate dalle recenti ristrutturazioni.

Senza trascurare una situazione molto più importante e delicata che riguarda le sale operatorie: fatiscenti e bisognose di essere adeguate alle norme igieniche e strutturali a Bisceglie. Pienamente a norma a Trani tenendo presente che a Bisceglie rimarrebbero due strutture ospedaliere e mi riferisco all’ospedale civile ed alla Casa Divina Provvidenza, ci chiediamo se questo è un criterio equo di valutazione del territorio. E allora, perché destinare nuovi e sostanziosi finanziamenti per ristrutturare taluni reparti a Bisceglie, mentre gli stessi sono perfettamente efficienti a Trani?

La Direzione Generale non può ignorare una così evidente realtà in un momento in cui lo Stato chiede enormi sacrifici ai cittadini, poiché ulteriori spese, peraltro inutili, andrebbero a penalizzare ulteriormente i già tartassati cittadini.

Se chiusura di reparti deve esserci, questa dovrà essere vagliata e decisa non in base a criteri che non hanno fondamento, come quelli che dovrebbero essere attuati come previsto dalla bozza della seconda fase del piano di riordino, ma da ispettori del Ministero della Salute, appositamente nominati che vaglino la reale situazione dei due nosocomi e decidano di conseguenza, soprattutto per evitare un inutile spreco di denaro pubblico.


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