Nel Medioevo gli araldi (funzionari di corte, reale o feudale che fosse, nonché dei Comuni) avevano il compito di rendere note, “plebi et civitati”, le decisioni dei nobili e dei vertici cittadini; controllavano, inoltre, prima dello svolgimento dei tornei, il rispetto dei protocolli d’arme e le insegne dei partecipanti ad ogni “singolar tenzone”.
Da quest’ultima pratica derivò la consuetudine, poi divenuta “scienza dell’araldica”, di studiare l’origine ed il significato degli stemmi, con l’indagine critica sulle minute regole della loro composizione.
Il fornire un’identità sul complesso delle figure, che costituiscono il contrassegno ufficiale di alti prelati e di casati nobiliari o, comunque, titolati, richiede, considerazione questa non trascurabile in sì arduo compito, un’analisi storico-iconografica molto complessa, onde la compilazione di una silloge araldica esige, “sua natura”, un cospicuo impegno applicativo, encomiabile spirito di sacrificio, disponibilità di un notevole lasso temporale e, soprattutto, grande e certosina passione per qualsiasi testimonianza “preteriti temporis”.
È questo il caso dei Proff. Felice Spaccucci e Mauro Aurora, “Historiae tranensis studio ardentes”, i quali tornano a deliziare i lettori con il recente 2° Volume del “Dizionario Storico Araldico” di Trani, il cui I° Tomo, apprezzatissimo e ricercato, vide la luce nel mese di Novembre del 2009, peri tipi di “PiùbAidea”) in Bisceglie.
Se la pubblicazione di quell’anno costituì un punto essenziale di riferimento per la storia di Trani (cfr., in merito, di Filippo Ungaro, “Ecco la Trani araldica”, n° 1/29 Gennaio 2010 de “Il Giornale di Trani, pag. 15), il secondo Volume, fresco di stampa, “longius procedit “ in termini di armonico coordinamento funzionale delle sue parti e di presentazione critica dei contenuti, esposti con una lodevole chiarezza concettuale, considerevole per la complessità della materia trattata.
Filippo Ungaro
(nel prossimo numero di questo giornale, la recensione del libro a cura dello stesso professor Ungaro)