Così come auspicato da tutti, e previsto dagli addetti ai lavori, ieri la regione Puglia ha deciso di rimandare l’attivazione degli Istituti Comprensivi nella città di Trani all’anno scolastico 2013-2’14.
Uno degli obiettivi individuati durante l’assemblea pubblica dello scorso 9 dicembre, indetta dalla CGIL di Trani presso il Museo Diocesano, è stato raggiunto e sono stati scongiurati, almeno per ora, alcuni degli effetti nefasti che rischia di causare questa norma, una delle ultime del governo Berlusconi e contro la quale non abbiamo avuto timore a schierarci.
Non ci sarà una partenza “scaglionata” (così come ipotizzato dall’Amministrazione Comunale di Trani a fine dicembre) che avrebbe provocato una drammatica disparità tra i vari istituti: come richiesto dalle scuole e dai sindacati tranesi, tutti, si rimanda di un anno la partenza e si avvia il piano tutti insieme.
Il 16 dicembre scorso, con un documento inviato agli organi di stampa, alle scuole e all’Amministrazione Comunale di Trani, la Cgil, sintetizzando le posizioni espresse durante l’assemblea, ha avanzato una proposta, un percorso che potesse condurre l’intera comunità scolastica a ridurre le ricadute negative del “piano di ri-dimensionamento” sulla qualità dell’offerta formativa locale, “piano” imposto da una legge, è utile ricordarlo, tesa esclusivamente a contrarre le spese, a discapito, ancora una volta, della scuola.
La proposta, secondo noi ancora valida, si articolava in questo punti:
• impegnare il comune di Trani in favore di una moratoria del dimensionamento (almeno per un anno, meglio su un triennio, così come ipotizzato dalla regione Puglia) favorendo l’adozione del parametro “1.000 alunni” come indicazione media regionale;
• la cancellazione del piano presentato ed elaborato senza la dovuta concertazione (5 istituti comprensivi, due nella “zona nord” della città, tre nella “zona sud”);
• ottenere dal comune di Trani i dati e le proiezioni sulle iscrizioni per i prossimi cinque anni allo scopo di attuare una più attenta programmazione su base comunale;
• stabilire come principi inderogabili per la salvaguardia della qualità dell’offerta formativa il rispetto dei bisogni educativi degli alunni e delle famiglie, la tutela dei posti di lavoro del personale della scuola, la salvaguardia della dignità di tutti gli istituti scolastici, presenti e futuri;
• convocazione, nelle scuole, di assemblee dei genitori, del personale Ata e di collegi dei docenti allo scopo di raccogliere richieste di chiarimenti, proposte, dubbi, osservazioni sul piano di dimensionamento;
• sollecitare le direzioni scolastiche affinché fungano da collettore “informativo” delle iniziative che si terranno sui temi di politica scolastica sul territorio di Trani;
• promuovere un tavolo di concertazione che preveda il coinvolgimento delle parti sociali (sindacati, associazioni di categoria e delle imprese), delle rappresentanze dei genitori (rappresentanti di classe, consigli di circolo e di istituto, associazioni, coordinamenti), del personale della scuola (cominciando dalle Rsu);
• indire una conferenza cittadina sulla scuola di Trani che proceda alla definizione pubblica di regole condivise per l’attuazione progressiva del nuovo dimensionamento che tengano conto delle proiezioni delle iscrizioni nei vari contesti cittadini, delle problematiche specifiche dei plessi e degli attuali istituti scolastici.
Il piano approvato il 25 gennaio dalla regione Puglia mette in chiaro che la scelta adottata è quella degli Istituti Comprensivi. Infatti, il prossimo anno scolastico (2012-2013) ad Andria partiranno sei nuovi Istituti (su otto previsti), a Barletta due (su nove), a Canosa i tre pianificati. A tutti i comuni della Bat è stato concesso più tempo, di fronte alle situazioni più complesse, per l’attuazione del piano.
Il punto di partenza su Trani, in questo momento, è la delibera della giunta comunale di fine novembre (i cinque Istituti). Il 12 gennaio, in un’accesa riunione, i rappresentanti delle scuole, dei sindacati e dell’amministrazione hanno rielaborato i tempi di attuazione del piano (così come, ieri, sono stati approvati dalla regione) e un mantenimento della struttura adottata nella delibera.
La Cgilo (e la UIL) hanno, in quella sede, sottolineato che l’ipotesi “5 istituti” è un’ipotesi “minima”: con la popolazione scolastica tranese (circa 6.500 alunni) sarebbero realizzabili anche 6 istituti (così come si profila a Bisceglie con una popolazione di 6.100 alunni). Crediamo, infatti, che il parametro “1.000 alunni” rappresenti ancora una “dimensione” auspicabile di gestibilità, capace di permettere, inoltre, a tutti gli operatori, un rapporto personale con l’utenza (gli alunni e le famiglie in particolare). Siamo, allo stesso tempo e per le medesime ragioni, convinti che “1.300 alunni” sia da considerare un parametro massimo “eccezionale” piuttosto che la regola.
Ora, alla luce della tempistica prevista dalla regione Puglia, la Cgil ribadisce la necessità di riaprire
il confronto con tutti i soggetti interessati: scuole, lavoratori, famiglie, parti sociali, amministrazione. Non è possibile realizzare, neppure in 10 anni, un piano di questa portata senza informare, senza confronto, senza il consenso consapevole della città.
Non sono in gioco solo le tradizioni, la storia, la geografia scolastica della nostra città. Ma sono a rischio, in un momento drammatico come quello attuale, la qualità dell’offerta formativa, la continuità didattica e tanti posti di lavoro (non solo quelli dei dirigenti scolastici).
Dobbiamo dirci se è davvero possibile, e come, gestire istituti da 1.400-1.800 alunni con un organico Ata sottodimensionato (ad esempio, il numero dei “bidelli”, oltre i 1.200 alunni, non aumenta più; negli ultimi anni il personale Ata ha subito un taglio del 30%); se e come potrà essere garantita la continuità didattica e la sopravvivenza degli istituti “più deboli” (quelli “periferici” o quelli “inventati”); come sarà gestita la transizione; come verranno adeguati i plessi alle mutate esigenze dell’utenza (es. i plessi che ospiteranno alunni di scuola primaria e di scuola media o che cambieranno destinazione d’uso); se, e come, verranno garantiti i posti di lavoro attuali (oppure per strada si “perderà” qualcosa?).
Questi sono solo alcuni dei nodi problematici che il ri-dimensionamento pone al sistema-scuola (locale e nazionale), questioni che prevedono campi di risoluzione differenti e che suscitano timori tra le famiglie e tra i lavoratori. Il movimento del personale (docente e Ata), ad esempio, è regolato dai contratti collettivi nazionali, in modo molto complesso: la Cgil ha chiesto al Ministero di contrattare delle misure “ad hoc” alla luce del nuovo dimensionamento. Siamo tutti in attesa di capire cosa, in questa materia, succederà.
Ci aspettiamo da tutti, dalle istituzioni alle parti sociali, dalle famiglie alle scuole, il contributo alla risoluzione di questa annosa controversia, uno sguardo ampio legato ai bisogni, complessi, dell’intera città e di tutti i soggetti. La decisione della regione Puglia non risolve il problema, lo rimanda.
Il sindacato, la Cgil, è disponibile, lo è sempre stata, a dare il proprio contributo: siamo stati, finora, gli unici ad aprire a tutta la cittadinanza la discussione su questo tema e siamo pronti a farlo ancora. Appare immediatamente necessario un intervento “informativo”: le “voci” e le “speculazioni” stanno prendendo, tristemente, il sopravvento a discapito di qualsiasi elaborazione politica, organizzativa, pedagogica e didattica. Ora è il tempo di rimboccarsi le maniche, tutti e tutti insieme.
Camera del Lavoro – Cgil Trani - Mimmo Lacalamita
Flc Cgil – Marco Galiano
