Il direttore generale, Giovanni Gorgoni, ha chiarito che “in linea di massima in quest’Asl tutti ci è mossi tardi. Ma devo precisare che quella che io ho proposto è una bozza di lavoro, non una decisione già assunta. E tale bozza è sottoposta alla cabina di regia, così che dice che tutto è già deciso è prematuro e persino scorretto. Anzi, qualunque uso si faccia di quella tabella sarebbe persino fuorviante. Infatti, il nuovo patto per la salute che il nuovo governo ha proposto alle regioni contiene proposte persino più dirompenti, in primo luogo le chiusure coattive, quelle più laceranti per la popolazione: chiuderanno tutti gli ospedali con meno di 120 posti letto, ed in Italia ce ne sono 220. Per questo dobbiamo muoverci anticipando le chiusure ed organizzando soluzioni alternative condivise e funzionali. La proposta per Trani è non di chiudere l’ospedale, ma di convertirlo e rivitalizzarlo. La proposta della casa della salute è da intendere come una grossissima opportunità riorganizzativa: quindi non una chiusura, ma una riapertura in una nuova veste. E poi, sempre su Trani, possiamo fare partire subito i day service, vale a dire interventi chirurgici fatti non più inh regime di ricovero, ma in veste più leggera. Ma sempre interventi chirurgici sono, e previsti in questa maniera funzionano, altrimenti li perdiamo. Altra ipotesi, quantunque più remota, è la medicina di famiglia e la possibilità di tornare a nascere con modalità territoriali. Ma si tratta di cambiamenti che richiedono un coraggio culturale elevatissimo, vale a dire imbarcarsi in modelli inediti che non si sa che esito avranno. Ma l’alternativa è la chiusura drastica, e quella sì che sarebbe inaccettabile”.
