Mennea. “E’ sacrosanto il principio della contemporaneità. Se si chiude qualcosa, i cittadini devono sapere che cosa contemporaneamente si apre. In questo senso è apprezzabile il metodo che il direttore generale sta adottando, ma spetta sempre a lui trovare la situazione migliore per operare la giusta sintesi. E con il supporto della politica, una soluzione si troverà”.
Mastromauro. “Ma non dobbiamo dimenticarci che una città capoluogo di provincia non può non avere un ospedale. La nostra proposta è per l’accorpamento funzionale con Bisceglie. Comprendiamo che serve coraggio culturale, ma coraggio è anche rispettare i bisogni delle comunità”.
Fucci. “La nostra presenza non è una passerella, ma una vicinanza totale ed incondizionata al diritto alla salute che oggi questa comunità sta richiedendo a gran voce, e che in tempi non lontani è stato strumentalmente utilizzato. Ed un bisogno della comunità è la casa del parto: perché non partiamo proprio da lì? In questo modo si dimostrerebbe che non si chiude tout court e che la slaute non risponde a criteri ragioneristici”.
Ventola. “Questa provincia ha sempre fatto la propria parte, riducendo le SAsl ad una e già chiudendo due ospedali, Minervino e Spianzzola, senza che i servizi territoriali alternativi siano partiti. Già da dieci mesi abbiamo in Puglia diciotto ospedali chiusi, ma pare non sia bastato. Il direttore generale mi scuserà, ma l’interlocutore non è lui, bensì il governo regionale. Noi abbiamko avuto ottimi direttori generali, bravi a mantenere i conti in ordine, e l’Ssl Bt è persino un’Asl di eccellenza. E non caschiamo nell’errore di fare la guerra fra di noi, perché sono le altre Asl che devono fare i sacrifici, non noi. Noi non solo non vogliamo accorpamenti, ma dobbiamo potenziare Trani, Bisceglie, Canosa e fare nasce il nuovo ospedale ad Andria. Questo territorio, dal piano di riordino, sia tenuto fuori. Noi abbiamo già dato: 750 posti letto per 350mila abitanti non sono nulla”.
Alfarano. E’ vero, come provincia siamo sottodimensionati rispetto alle altre. Ma, giacché il piano di riordino è ormai già fatto, serve solo la coesione politica senza strumentalizzazioni elettoralistiche. Siamo certi che il direttore generale farà la sua parte, ma non sarà lui a cambiare le scelte già operate in sede regionale. E’ lì che dobbiamo intervenire, e chi non condivide quelle scelte dovrebbe prendere le distanze da quella parte politica.
