La Commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il via libera alla proposta di legge per il riequilibrio della rappresentanza di genere nei consigli e nelle giunte di comuni e circoscrizioni. Essa prevede «non solo che nelle liste delle elezioni amministrative sia garantito almeno un terzo di presenza femminile, ma soprattutto la facoltà di esprimere un secondo voto di preferenza purché dato ad una persona di genere diverso».
Soddisfazione viene espressa da tutti gli ambienti femminili della politica, che ritengono tale provvedimento una enorme conquista sociale. Storce il muso chi intravede con questa misura la possibilità di re-introdurre nelle consulatazioni amministrative autentici cartelli (nella prima repubblica vi erano le quaterne, adesso vi saranno i binomi), che, se bene assortiti ed elettoralmente forti, potrebbero sbaragliare il campo e trarre vantaggi decisivi a discapito di chi non si organizzerà diversamente.
In altre parole, quantunque la proposta di legge nasca da nobili intenti, i timori di un suo uso strumentale in chiave aritmetica e quindi opportunistica appaiono non proprio infondati.
Ne sapremo di più a legge approvata, verificando anche a Trani come cambieranno le campagne elettorali delle donne.
