Qualche giorno addietro avevamo lanciato un monito circa la precaria situazione della edilizia giudiziaria a Trani e la scarsa attenzione sull’argomento da parte della amministrazione comunale.
La problematica è stata discussa, seppur di riflesso e con un più ampio margine di riflessione, nel corso della assemblea degli avvocati dell’Ordine Forense di Trani che, è opportuno sottolineare, conta circa 2.300 iscritti nel circondario che ha sede principale presso il Tribunale di Trani ed ha sedi distaccate in Andria, Barletta, Canosa di Puglia, Molfetta e Ruvo di Puglia.
All’assemblea, tenutasi lo scorso 24.2 presso la Biblioteca Storica del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trani, sono stati invitati gli amministratori degli enti locali interessati ed altri rappresentanti delle istituzioni anche a livello parlamentare nonché i rappresentanti delle varie categorie degli operatori della giustizia.
Oltre ai temi delle liberalizzazioni ed a quelli che interessano precipuamente la classe forense, si è discusso sulla riduzione del numero dei presidi giudiziari e sulla razionalizzazione dei relativi assetti territoriali in virtù della delega conferita al Governo dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
L’iniziativa degli avvocati trae spunto dal necessario coinvolgimento degli enti locali nella ridistribuzione degli uffici in cui si amministra la giustizia perché non solo è in itinere uno schema di decreto legislativo in tal senso con riferimento agli uffici dei giudici di pace ma si sta già discutendo anche sulla possibile riduzione delle sedi distaccate di Tribunale: tutto ciò al fine di contenere la spesa pubblica.
Scongiuriamo che ciò avvenga e siamo i primi a ritenere pesante l’intervento legislativo che, dopo i tagli agli enti locali, sostanzialmente pone a carico dei comuni l’ulteriore onere delle spese del funzionamento e dell’erogazione del servizio della giustizia ma occorre adoperarsi per fronteggiare la situazione qualora gli insani propositi del governo di Berlusconi dovessero trovare attuazione con l’attuale governo cosiddetto “tecnico”.
L’art.1 dello schema del decreto legislativo di cui innanzi prevede che debbano essere soppressi gli uffici del Giudice di Pace di Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Corato, Minervino Murge, Molfetta e Ruvo di Puglia per essere accorpati presso l’ufficio di Trani. Ed ancora, all’art.3, è stabilito che gli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, possono richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace, con competenza sui rispettivi territori, di cui è proposta la soppressione, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che sarà messo a disposizione dagli enti medesimi.
L’aspetto sconvolgente concerne il silenzio assordante della amministrazione comunale di Trani sull’argomento e l’assenza del sindaco nel consesso degli avvocati considerato che la nostra città è sede del Tribunale Circondariale e, quindi, città capofila nel territorio nel settore della giustizia.
Può un’amministrazione che decanta e lotta per la permanenza del polo giudiziario a Trani rimanere inerte rispetto a quanto sta accadendo?
Alleanza per l’Italia – Trani
Avv. Alessandro Moscatelli
