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Sindaco di Trani su Facebook, Negrogno (Fds) commenta: "Finalmente discorsi filosofici esenti da accaparramento di voti"

Abbiamo scovato il sindaco su Facebook, ed arriva il primo "commento-lettera" di matrice politica che pubblichiamo di seguito.

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Caro Pinuccio Tarantini,

finalmente tra i comuni mortali a scrivere su Facebook (sempre che sia veramente tu) e come al solito non posso esimermi dal dichiarare pubblicamente l’affetto e la stima che provo per te: su Facebook non per accaparrare voti con comizi telematici ma al termine del mandato per appassionati ed appassionanti discorsi filosofici. Ma anche questa volta, dopo la captatio, devo fare alcune considerazioni. Se sei tu ma anche se non lo sei la frase mi da uno spunto interessante. Dici testualmente: “Il conservatore affronta il cambiamento ancorato ai principi della Tradizione perchè sa che è sa che questi lo hanno preceduto e gli sopravviveranno, il progressista limita il suo interesse allo spazio della sua esistenza non riconoscendo valore al "sacro", al "mito", al "trascendente”. Una definizione che affabula, ti invidio per questa tua indubbia qualità e ti vorrei nel mio partito per questo. Ma avrei un’altra definizione sulla differenza che passa tra conservatore e progressista. Il conservatore o reazionario è colui che si oppone fieramente ad ogni innovazione politica e sociale per conservare lo stato preesistente; uno stato fatto perlopiù da privilegi, vantaggi e ricchezze detenute da pochi ed ereditate nei secoli e questi pochi privilegiati tutti stranamente e fieramente conservatori. I progressisti o i rivoluzionari che probabilmente limitano il loro interesse allo spazio della loro esistenza perché la fame e la necessità di provvedere ai bisogni più elementari propri e dei propri figli opacizzano se non tolgono la vista e la capacità di guardare lontano, vogliono cambiare questo stato fatto di privilegi per pochi, non per averne loro ma più spesso per avere almeno quei diritti fondamentali che rendono un animale un essere umano. Il progressista o il rivoluzionario al contrario del reazionario mira ad una coscienza ed un progresso di tutta la collettività non al privilegio di pochi a scapito di molti. Oggi le cose sono un po’ cambiate. Qualcuno si affanna a dire ripetutamente che la destra e la sinistra non esistono più. Ma cosa sono la destra e la sinistra? Perché si chiamano così? Perché la destra è la mano buona e quella sinistra è del diavolo? Ma no. Si chiamano così perché fin dalle prime assemblee costituenti successive alla rivoluzione francese, i due gruppi opposti ideologicamente, si sedevano, i conservatori a destra ed i rivoluzionari a sinistra. Allora perché si afferma che la destra e la sinistra non esistono più? Non si siedono più forse? Si fermano qua e là mischiati tra loro? (Succede). Potremmo chiamarli come simpaticamente si apostrofavano nelle piazze negli anni della contestazione, fascisti e comunisti. O semplicemente come sono poiché nomine sunt consequentia rerum (i nomi sono la conseguenza delle cose) e cioè conservatori reazionari e progressisti rivoluzionari.

Ora parliamo del “sacro”, il “mito” ed il “trascendente”. Il sacro è quella cosa che i potenti utilizzano dall’alto della loro potenza e con vesti potenti per spiegare al popolo sofferente, povero, affamato, che domani andrà meglio. Questi potenti, che non prendono neanche esempio da chi ne parlava circa duemila anni fa dal basso, ci impongono il “mito” della speranza, qualcosa di “trascendente” naturalmente, un mondo migliore, non questo ovviamente, un altro, perché per ora ci si accontenti di sperare ciecamente mentre loro, altro che speranza, si crogiolano compiaciuti della loro potenza terrena. È evidente che questo sacro, questo mito e questo trascendente possano piacere molto ai conservatori e guai a cambiarla la speranza dei popoli oppressi perché poi potrebbero capitare le rivoluzioni.

Ma oggi le cose sono davvero cambiate. Sì perché anche i più disperati sperano ma non in una presa di coscienza, non in una coscienza collettiva, non nella voglia di cambiare il mondo, di costruire un mondo migliore per i nostri figli. È bastato un ventennio, un ventennio peggiore del ben più famoso. Dopo aver creato la convinzione che il partito socialista sia Craxi e quindi i ladri; i comunisti se non mangiano i bambini vogliono che i lavoratori siano più ricchi dei padroni; sono bastati vent’anni di Mediaset, Berlusconi, veline, sogni di gloria resi in carne ed ossa, culi che danno successo o che si danno per il successo, per convincere gli italiani che siamo più padroni che lavoratori, se siamo operai è perché siamo in attesa di diventare impiegati, se siamo impiegati siamo in attesa di diventare dirigenti eccetera. Siamo tutti dei berluschini, tutti possiamo superare tutti, diventare ricchi ed ecco, il gioco è fatto, anzi è finito. Non ci interessa più lottare per i diritti conquistati in passato perché tanto anche noi diventeremo dei padroni ricchi che potranno sfruttare nuovi lavoratori, possibilmente stranieri e clandestini. Il vero padrone, il vero primo ministro, il vero presidente è il capitale ed il capitale è il più conservatore di tutti, è come la volontà cieca di Schopenhauer, perché si sforza con tutte le sue forze di perpetrare se stessa e di restare sempre dove sta.

Caro Pinuccio Tarantini, è la seconda volta che ti scrivo ma non me ne volere per questo mio filosofare spicciolo e continua anche tu a farlo, è sempre un piacere. Ti abbraccio.

Rino Negrogno


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