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«Trani 2012», Cuccovillo sussurrando: «Stop alle urla»

Stiamo purtroppo assistendo oltre che ad una maleducata campagna pubblicitaria politica con troppi manifesti affissi fuori posto e senza l’avvenuto pagamento della relativa tassa, anche ad un volar di stracci maleodoranti fra esponenti di fare politiche. E’ un crescendo rossiniano di parole pesanti ed inappropriate (leggi pellegrinaggio), j’accuse che fanno intravedere livore ed rancore e chi parla con toni bassi rischia di essere un marziano. E’ uno sbracamento che non fa onore a chi fa politica anche perchè non si comprende che in tal modo la gente “nun ce reggae più“ ed i cittadini non saranno messi in grado di discernere fra i programmi e quale comunità tentare di costruire INSIEME.

Noi diciamo basta a questo stato di cose, a questi veleni,a questo clima di odio strisciante mentre LA POLITICA ha bisogno di amore. Per questo ci permettiamo fare nostre, la dichiarazione fatta in data 13.5.2011 dal Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana per la Puglia, Enzo Quarto, nostro caro amico.

“La politica oggi ha più che mai bisogno di amore, bisogno di cristiani che testimonino la disarmante forza dell’amore. Non può esserci giustizia sociale senza amore. Non c’è giustizia sociale che sia imposta e non condivisa anche da chi la pensa diversamente. Amare l’avversario in politica, includerlo, considerarlo, ascoltarlo, incoraggiarlo all’amore, aiuta più di ogni parola ad una speranza di giustizia sociale.

Purtroppo, il linguaggio della persuasione, elemento essenziale per la sopravvivenza di un sistema fondato sul marketing e sulla pubblicità in cui fossimo tutti considerati consumatori e non persone, ha il sopravvento sul linguaggio della relazione, in tutti i campi: nella informazione, come nella formazione, nella politica come nei rapporti personali.

Quindi, l’epoca della comunicazione si contraddistingue in realtà come l’epoca della incomunicabilità tra le persone. Il risultato è un disagio esistenziale che avvolge ognuno di noi e ci allontana dall’altro. Un disagio che chiede di essere guarito, come tutte le malattie.

In questa società votata alla rissa, con scontri verbali inverosimili, molto spesso per mancanza di idee o per esplicito malessere esistenziale, i laici cristiani e non solo, ma tutti gli uomini di buona volontà, debbono saper mostrare la via migliore della politica nell’interesse comune.

Spesso ci si interroga sulle divisioni dei cristiani in politica. Le divisioni sono il sale della democrazia che è premessa dell’operosità dell’amore. Persino in una famiglia di sani principi ci si può dividere sugli acquisti da fare, sulle priorità di qualcosa rispetto ad altro, sulla scelta degli studi dei figli, sulla gita al mare o in montagna, sul computer ma ciò che conta è il metodo del confronto, la non sopraffazione degli uni sigli altri, il rispetto reciproco. L’amore è l’unità della famiglia come è l’unità di tutta l’umanità. L’aspirazione massima che si intende coronare con la giustizia sociale. Ma un certo giacobinismo spesso accompagna in politica anche molti cristiani, rendendoli meno credibili nella loro fede. Gesù ci ha insegnato ad essere uomini miti, determinati, ma miti. Così come rendendoli inoperosi di amore ed inefficaci negli stessi obiettivi.

Così scriveva Anna Kuliscioff a Filippo Turati sulle tante divisioni del movimento socialista a cavallo tra ‘800 e ‘900: “Molta violenza, molta intemperanza, gran desiderio del fracasso e tutto a base di piccinerie misere e personali. A parlare con loro sono subito disarmati, perché non hanno mai vista la riuscita delle cose che sostengono, e perciò sbagliano le mosse e pregiudicano i buoni effetti che si potrebbero ottenere con altro atteggiamento“.

I cristiani laici anche in politica non possono esimersi dalla responsabilità nel non riuscire a comunicare amore in ogni circostanza anche soprattutto nei confronti di colui che appare nemico , a cominciare dal linguaggio".

Questo forte messaggio scritto da persona autorevole, lo abbiamo fatto nostro e chiediamo sommessamente ma fermamente a tutti di farlo proprio.

Dott. Nicola Cuccovillo


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