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Pd, tutto troppo tardi

Una storia in cui tutti pensano di avere ragione ma in molti hanno torto. Sbagliati, soprattutto, i tempi: troppo precoci le primarie; troppo tardivo l’intervento risolutore del Pd. In mezzo, tanto caos di pozioni consolidate e cristallizzate che hanno consegnato alla città l’immagine di un partito, e di un centrosinistra, più divisi che mai. E la gente, che non che non può e non vuole seguire il flusso quasi quotidiano delle conferenze stampa e comunicati, ha capito solo una cosa: «Sono spaccati, perderanno di nuovo».

Deve averlo intuito anche il centrodestra, che da certo momento in poi ha messo il silenziatore su tutto, placando i veleni del “dopo primarie” e ripresentandosi compattato quel tanto che basta per offrire un’immagine di sé rassicurante.

Quello che, invece, è accaduto nel Pd era nell’aria tempo e non si comprende perché sia avvenuto solo adesso e non prima, molto prima: le primarie si celebrarono il 16 ottobre ed era evidente che, senza un intervento risolutore in quel momento, non se ne sarebbe venuti a capo. Solo adesso il partito, su provvedimento assunto dal segretario provinciale, Andrea Patruno, si è accomodato all’ombra di Ugo Operamolla lasciando Fabrizio Ferrante senza il principale simbolo della sua coalizione. Per giungere a questo trasferimento da un candidato sindaco ad un altro, si è reso necessario il commissariamento della sezione tranese del partito, ora retto da Lorenzo Marchio Rossi, presidente dell’assemblea provinciale del Pd. Subentra al rimosso segretario uscente, Tommmaso Laurora, ed avrà il compito di traghettare il partito verso la competizione elettorale del 6 e 7 maggio. «Garantire e ripristinare la democrazia interna del circolo di Trani» è il motivo alla base del provvedimento adottato da Patruno, che adesso punta ad «approntare una lista forte e competitiva partendo dalle disponibilità a candidarsi di personalità del Pd, più volte offerte nel corso delle riunioni svolte alla presenza di responsabili regionali dell’organizzazione e degli enti locali».

Decisione sofferta, ma inevitabile, dal punto di vista del segretario provinciale, alla luce della inefficacia di ogni tentativo di ricucitura di fratture interne ormai insanabili. Peccato originale, le primarie del 16 ottobre, a detta di Patruno “monche” e poco rappresentative di una coalizione che Ferrante non sarebbe mai riuscito a formare realmente: «Quelle primarie – sostiene Patruno - hanno avuto il demerito di non riuscire a costruire una coalizione vasta, aperta e competitiva. Prima del loro svolgimento chiesi a Ferrante di pazientare per consentite la partecipazione di tutti i partiti della coalizione: così non fu, tanto che quelle “primarie monche” si svolsero ugualmente. Ho poi più volte chiesto a Fabrizio Ferrante di costruire una coalizione effettivamente alternativa al centrodestra – continua Patruno -, ma senza nessun ascolto».

Ferrante non ha perso tempo e, all’indomani del siluramento, ha confermato la sua discesa in campo da candidato sindaco a capo della lista “Uniti per Ferrante”.  Nel frattempo 106 iscritti al Pd “pro Ferrante” si sono autosospesi dal partito dichiarandosi «sconcertati dalle decisioni assunte in modo antidemocratico nei confronti della segreteria di Trani». E ribadiscono «il pieno sostegno al percorso politico che ha portato alle primarie e all’individuazione del candidato sindaco Fabrizio Ferrante». L’autosospensione proseguirà «fino a quando non verrà ripristinato nel partito il rispetto delle regole democratiche». I 106 dissidenti si definiscono numericamente «oltre i due terzi degli iscritti circolo di Trani del Partito democratico», un dato ce farebbe ipotizzare che quella confluita sotto l’egida di Ugo Operamolla sarebbe una parte, sebbene di poco, minoritaria del partito.

Tale circostanza è fra quelle riferite dal segretario rimosso, Tommaso Laurora, nella replica a colui che gli sottratto la direzione del partito, il già citato segretario provinciale Andrea Patruno. «Un commissariamento – scrive Laurora - presuppone delle motivazioni gravi e delle gravi violazioni statutarie, ed io non ho potuto costatarne alcunché in merito nel comunicato del signor  Patruno. Primarie monche? Il signor Patruno dimentica che analoghe “primarie monche” si sono svolte nel mese di  gennaio nella sua San Ferdinando con un esito numerico che lo ha visto sconfitto. È evidente dunque che la spinta ad un’azione di questo tipo non possa ricondursi unicamente ad un segretario provinciale già delegittimato nella sua stessa città, ma debba intravedersi in  dinamiche della nomenclatura tipo ex Pci che noi ritenevamo estinte».

Il “caso Pd” ed altri passaggi di partito da uno schieramento ad un altro ci impone a questo punto di aggiornare il quadro delle candidature.

Gigi Riserbato sarà l’espressione unica del centrodestra con il sostegno di Puglia prima di tutto, Pdl, Forza Trani, Nuova generazione, Alleanza di centro, Movimento Schittulli, Cristiano riformisti, Mpa, La destra, Prima di tutto Trani.

Nel centrosinistra, Ugo Operamolla guiderà una coalizione formata da Pd, Sel, Verdi, Idv, Partito socialista, Tranimò, Etica e politica, Liberamente democratici, Vaso di Pandora, Udc, Futuro e libertà, Trani Futura e Liberal.

Sull’altro versante, Fabrizio Ferrante potrà adesso contare sul sostegno di Federazione della sinistra, Api, La buona politica, Moderati e popolari, Partito repubblicano, Nuova intesa, Futuro rosa, Patto per Trani, Uniti per Trani.

Al centro si posiziona la coalizione di Mimmo Triminì, formata da Democrazia cristiana, Pli, Risvegliati Trani, Aria nuova.

Domenico Briguglio ha ufficialmente chiuso con l’apporto di Udeur e Obiettivo comune, mentre Paolo Nugnes guiderà il Movimento cinque stelle.

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