Ancora una volta uno dei beni per i quali i cittadini tranesi vanno più fieri ha subito una ingiusta, violenta e stupida deturpazione da parte di qualcuno a cui evidentemente non stanno a cuore i valori etici e civili di una società degna di questo nome. Stiamo parlando ovviamente della cattedrale, che in vari punti è stata letteralmente sfigurata con delle scritte oscene fatte con spray di vari colori, dal blu, al nero, all’arancione.
Sono molti gli elementi che suscitano il rancore di chi ancora tiene alla storia e all’arte della propria città. Primariamente il fatto che non si tratti sicuramente del primo episodio di barbarie inaudita, dal momento che sono ancora vivide nella memoria le scritte dello scorso 6 luglio rimosse da un anonimo e lodevole volontario, così come i leoni dell’ingresso orrendamente mozzati il 18 luglio del 2006 o, andando ancora più indietro nel tempo, il deturpamento del portale ricoperto di scritte il 19 ottobre del 2004.
Adesso avremo anche un’altra data da ricordare, quella del 18 marzo 2012, quella che segna il ritorno di una barbarie culturale difficile da digerire e da comprendere. Ancora più arduo rassegnarsi all’incuranza e all’indifferenza dei cittadini che continuano tranquillamente a passeggiare e a recarsi sul luogo in questione senza battere ciglio, come se la presenza di questi agenti alteranti e disturbanti siano di normale amministrazione, come se il fatto che questa volta si trovino sul muretto prospiciente l’ingresso non abbia attirato nemmeno l’attenzione.
La speranza di identificare gli indescrivibili colpevoli di questo scempio risiede, purtroppo, nella possibilità che il video registrato dalle telecamere della video sorveglianza posizionate sul Museo diocesano sia in grado di rivelarne le identità. Video passato direttamente nella mani del Commissariato di polizia di Trani che si occuperà, speriamo con successo, delle indagini.
Evidentemente il ricordo dei precedenti oltraggi nei confronti della Cattedrale è subito svanito, dal momento che non si sono presi provvedimenti seri ed efficaci per arginare questo genere di fenomeni. Com’è possibile che non ci sia una seria presa di posizione o che non si pensi addirittura ad un tipo di sorveglianza più pregnante, perché no anche umana?
In questo periodo di elezioni quello di cui parliamo è un duro colpo inferto all’immagine della nostra città e quindi tutti i rappresentanti della classe politica dovrebbero prendere a cuore la questione per far sì che eventi simili accadano sempre più di rado, se non mai. Perché dopo il periodo non proprio roseo che abbiamo vissuto, con la costante minaccia di ladri e rapinatori, non possiamo perdere anche l’intoccabilità e la monumentalità del nostro punto fermo, il nostro fiore all’occhiello.
Non ci resta altro, adesso, che sperare magari nella volontà dello stesso anonimo signore che aveva rimosso con del semplice olio di gomito le precedenti scritte sulle absidi o di appellarci allo spirito etico e civile dei cittadini e delle associazioni che si occupano di arte, cultura e storia che potrebbero organizzare anche delle manifestazioni a difesa di questo grande oggetto di culto lasciato in balia di se stesso e soggetto all’inciviltà di chi forse non si rende neanche conto della magnificenza e della sacralità del nostro bene più grande.
Alessandra Cavisi