Nei giorni scorsi, in occasione della rassegna “ La cena delle beffe “, svoltosi presso il ristorante “ Le Lampare al fortino “, è andato in scena lo spettacolo teatrale “ Catene “, rivisitazione della celebre sitcom barese con gli attori pugliesi Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli.
Li abbiamo intervistati, cercando di capire i segreti del loro successo.
In che modo si inquadra “ Catene “ in un ristorante come questo?
M. “ Il segreto del nostro spettacolo è quello di raccontare la vita di tutti i giorni in chiave ironica e sicuramente una tavola imbandita è un elemento ideale per poterlo fare ; quindi direi che come ambiente è perfetto “.
Conosciamo l’enorme successo della sitcom… funziona meglio in televisione o si adatta anche agli schemi teatrali?
S. “ Io e Dante nasciamo come attori teatrali e in ogni caso questa rimane la nostra passione; il prodotto è stato ideato e studiato per la televisione ma proprio per amore del teatro lo abbiamo modificato e adattato per poterlo proporre anche come spettacolo teatrale…e direi che ha funzionato; di “ Catene “ abbiamo effettuato centinaia e centinaia di repliche in tutti i teatri baresi “.
Dante, tu sei stato recentemente a Trani con il circolo Dino Risi, allargando il tuo orizzonte anche sul cinema; in quale ambito scommettereste ancora?
M. “ Si, in effetti in ambito cinematografico abbiamo lavorato per produzioni carine e anche abbastanza importanti come “ La capa gira “ e “ Focaccia blues “ vincendo anche diversi premi; laddove ci sentiamo liberi di esprime ciò che meglio sappiamo fare, ovvero far ridere la gente, ci sentiamo a nostro agio.
Abbiamo lavorato anche in campo musicale con lo spettacolo “ Bari mediterranea “ che abbiamo portato non solo nel nostro territorio ma anche all’estero, in Olanda, riscuotendo anche li un enorme successo “.
Quanto conta avere un teatro vostro, all’interno del quale poter operare in massima autonomia?
S. “ Conta, ma soprattutto costa molto… è un elemento senza dubbio positivo, ma che comporta comunque molte spese che però vengono ampiamente ripagate; il teatro in questo modo diventa a tutti gli effetti la casa della compagnia “.
Chiudiamo cercando di carpire uno dei vostri segreti… Come si fa a far ridere senza volgarità?
M. “ L’importante è avere buon gusto e non credere che la volgarità sia necessaria per ottenere qualche risata o applauso in più “.
S. “ Noi lavoriamo molto sulla tempistica delle battute; se si rispettano i tempi, basta uno sguardo, una pausa e il risultato è ancor più eloquente… però diciamocelo, ogni tanto qualche parolaccia ci vuole! “.
Ricordiamo che mentre andiamo in stampa si è svolto il quarto appuntamento della rassegna “ Morte tua, vita mea “, mentre il prossimo appuntamento è previsto per Venerdì 30 Marzo con “ Festival di San Romolo “.
Giuseppe Colabella