Un cancello è sparito, ma non vi è traccia nemmeno delle vecchie basole. I lavori all’ingresso di villa Bini, che da oggi diventa un’area verde al servizio della città, stanno riservando diverse e strane sorprese. E ora i Verdi chiedono conto al Comune di che cosa sia successo. “Il vecchio ed artistico cancello d’ingresso alla villa su via De Robertis, è stato sostituito con uno industriale nuovo?”, chiedono i Verdi in una interrogazione. “Se così è, che fine ha fatto quello originale? Se è in fase di restauro sarà rimesso al suo posto? E che fine ha fatto – concludono - lo storico basolato in pietra all’ingresso?”. Questo non vuol dire che la trasformazione del giardino di villa Bini in un parco pubblico perda il suo valore per la città, tanto più che si trova all’interno dell’area dell’ex oleificio La Pietra, dove due anni fa era già stata abbattuta la storica canna fumaria in mattoni rossi, splendido esempio di archeologia industriale. E’ stata proprio una battaglia dei Verdi insieme a Legambiente a consentire di preservare la villa storica, l’hangar industriale e la zona verde a ridosso del passaggio a livello, con l’apposizione del vincolo della Soprintendenza.
Quanto all’annuncio di voler individuare un’area da destinare al campetto di calcio per la parrocchia di San Giuseppe, dopo che cinque anni fa venne sottratta un’are in via Falcone per far posto all’antenna di telefonia mobile, i Verdi ricordano di essere stati gli unici a denunciare il fattaccio con una manifestazione pubblica. “Ma come conseguenza – ricordano i consiglieri uscenti, Michele di Gregorio e Franco Laurora - avemmo che a protestare eravamo i soliti quattro gatti ambientalisti e che il sindaco uscente autore della vicenda venne rieletto al primo turno. Ogni commento appare superfluo, considerato inoltre che il corresponsabile politico di maggioranza di quel gesto ora giura di volere ridare il campetto alla Chiesa. Vorremmo – concludono - che in questa fiera di fine campagna elettorale fossero date delle risposte a questi semplici quesiti”.
