«È congruo il prezzo con cui la Diocesi di Trani acquistò palazzo Broquier». Ad affermarlo è l’ingegnere barese Donato Salomone, nelle vesti di perito nominato dal Gip per l’incidente probatorio legato all’inchiesta della Procura di Trani sulla compravendita di quell’immobile.
Come si ricorderà, la Curia acquistò un’ala di quel palazzo, adiacente la stessa sede arcivescovile, ad un prezzo di 3 milioni di euro. Tuttavia, secondo l’accusa sostenuta dal Pm, Antonio Savasta, in linea con la denuncia degli ex proprietari, tale somma era pari a meno della metà di quello che sarebbe stato l’effettivo valore dell’immobile. Se si era giunti a chiudere per tre milioni, è perché la Curia avrebbe approfittato dello stato di bisogno degli eredi Broquier, la famiglia Cirillo Farrusi, che lì vi aveva aperto un ristorante poi chiuso per problemi finanziari.
Per questi motivi l’inchiesta vede indagati per presunta usura reale l’arcivescovo di Trani, Mons. Giovan Battista Pichierri, il vicario generale, Mons. Savino Giannotti, e l’economo della Curia, Mons. Angelo Dipasquale.
La Curia, però, chiese ed ottenne dal Gip, Roberto Oliveri Del Castillo, l’incidente probatorio per dimostrare la congruità del prezzo di compravendita. Ed infatti, secondo quanto si apprende dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, il perito ha concluso che il valore dell’immobile è di 3 milioni e 600mila euro, una somma più vicina alla posizione degli acquirenti che a quella dei venditori.
La famiglia Cirillo Farrusi, però, impugnerà le conclusioni dell’incidente probatorio, ritenendo che il perito non abbia evaso alcune richieste di chiarimenti poste per iscritto. Al pm il compito di tenere conto di queste contestazioni, ovvero disporre l’archiviazione.
