Ieri ho partecipato al primo consiglio comunale di questa legislatura (vedremo cosa saremo capaci di fare per la nostra città) ed anche oggi un argomento ricorrente (non l’unico a dire la verità) è stata la sorte dell’ospedale cittadino.
Questo ci riporta ai comunicati stampa degli ultimi giorni (vogliamo l’ospedale, non il poliambulatorio) e sposta (solo temporaneamente) l’attenzione dal rinvio della nomina del presidente del Consiglio per mancanza di un chiaro accordo tra la maggioranza ed una parte della opposizione (ma quante opposizioni ci possono essere a sinistra?).
Mi fa piacere (ma non nego che in questo momento mi sembra di fare violenza alla mia intelligenza) pensare che il gruppo consiliare Uniti per Ferrante si esprima pubblicamente sulle sorti dell’ospedale mosso da un (anacronistico?) spirito di campanilismo (abbiamo o no deciso di appartenere ad una più ampia entità provinciale?) più che da una sconsiderata voglia di cavalcare politicamente un malcontento (forse neanche troppo evidente) della cittadinanza per la chiusura (temporanea?) di alcuni reparti ospedalieri in vista di una prossima riconversione del S. Nicola Pellegrino.
L’Ospedale sembra in questo momento il pomo della discordia e molti personaggi della scena politica (solo adesso si accorgono che è chiuso?) si affannano a trovare interlocutori affidabili (???) per perorare la causa di un accanimento terapeutico nei confronti di una struttura che per anni è stata il nostro fiore all’occhiello (sino a dieci anni fa venivano da tutto il circondario a ricoverarsi ed a nascere a Trani) e che ora (per il disinteresse di chi?) non è più in grado di soddisfare adeguatamente le esigenze dei malati in termini di assistenza medica e di comfort alberghiero (quanti di loro si sono affidati negli ultimi anni alle UU.OO che ora vogliono difendere?)
Non solo. Nel fare questo hanno (dove lo trovano?) il coraggio di affermare che utili idioti (a chi si riferiscono?) hanno supportato i tre consiglieri regionali (Mennea – Caracciolo – Pastore) che ora vogliono staccare la spina all’ospedale di Trani dimenticando che alcuni (forse tutti) di questi consiglieri sono stati supportati nella loro campagna elettorale da alcuni (forse tutti) i consiglieri comunali UPF (Cognetti – Ferrante – Laurora) a scapito dei candidati cittadini (Felice Di Lernia in testa) che per una manciata di voti hanno visto svanire il sogno di un rappresentante di maggioranza (tranese!!!) al consiglio regionale.
È mia abitudine dire (con coraggio e chiaramente) il mio no a quello che non mi aggrada ma rispettando gli interlocutori (non sono qualche medico) ed offrendo ogni volta una alternativa (logica e ragionevole) alle proposte che ritengo penalizzanti.
Sarebbe perciò utile che il gruppo UPF formalizzasse (motivandolo) un piano alternativo di riconversione dell’Ospedale di Trani (volere l’ospedale non è più sufficiente) e rendesse pubblico il “panel di esperti” (così si dice negli ambienti colti) di cui si avvale nella analisi delle proposte e nella pianificazione delle controproposte.
Questo sarebbe politicamente (non solo) e moralmente (non solo) corretto ed andrebbe incontro all’appello (socialmente valido) rivolto dal sindaco Riserbato alle forze politiche per trovare soluzioni condivise (lunedì 4/6/2012).
Io sono il medico/politico (come ho già detto più volte non c’è nulla che la politica possa aggiungere alla mia professione) ed ho ritenuto offrire (senza velleità salvifiche) il mio contributo onesto (nelle proposte non è stata fatta menzione della unità operativa in cui lavoro!!!) alla discussione politica sulla riorganizzazione della sanità nel territorio di Trani (non solo dell’ospedale) ma, cosa che ritengo ancora più utile, ad una riconversione ragionata, condivisa, prospettica adeguata e qualificante delle strutture ospedaliere e di quanti vi prestano (con passione e senso del dovere) la loro opera professionale (si parla però sempre e solo di ospedale, mai delle persone!).
Sarebbe opportuno (non voglio richiamare il bisogno di umiltà, di rispetto della cultura e della pratica, di educazione verso chi è più anziano ma anche più esperto, di analisi delle necessità organizzative rapportate al momento economico che stiamo vivendo, ecc.) raccogliere quell’invito all’unità politica (andare avanti in ordine sparso con manifestazioni, proclami, petizioni e quant’altro non è produttivo) prima che sia troppo tardi e che (lo dico in tranese visto che in italiano non è stato recepito) “faceim com a Santa Chiara…..”.
Mimmo Santorsola (capogruppo consiliare Sel)
