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Asl Bt, quasi azzerato il passivo. E a Trani, la casa del parto nella palazzina delle suore

Da quasi dieci milioni a 300mila euro. L’Asl Bt ha quasi azzerato il suo passivo e, intorno a questa notizia, il direttore generale, Giovanni Gorgoni, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto complessivo della situazione ad un anno dal suo insediamento.

“Sono stati dodici mesi pericolosi, difficili ma soddisfacenti – dice il manager -. I prossimi non saranno meglio, ma abbiamo buone prospettive. Un anno fa ero solo, adesso sono con i miei due compagni di viaggio (il direttore amministrativo, Bernardo Capozzolo, e l’omologo sanitario, Antonio Sanguedolce, ndr), con i quali condivido affiatamento e complicità.

Dal punto di vista generale, la difficoltà è stata legata a questa crisi da terza guerra mondiale, economicamente parlando. Ci sono paesi che se la cavano, altri in evidente disagio. L’Italia è nel mezzo e noi facciamo le nozze con i fichi secchi, perché il taglio complessivo sulla sanità, nell’ordine del due per cento, significherà dieci milioni in meno nel 2012-2013.

Ed allora, io comincerei a pensare alla salute, prima ancora che un diritto, una risorsa economica molto importante. Questa non vuole essere una eresia, ma una lettura dei tempi. Garantire salute ai cittadini significherebbe consentire ai governi di fare le scelte migliori nell’interesse dei cittadini stessi.

Nel frattempo, per quanto riguarda il rapporto con la comunità locale, ci siamo presi a vicenda le misure. Ho imparato a trarre il massimo dal confronto, incomprensioni comprese. E nell’incontro con  i sindaci ho sempre avuto le sintesi migliori dei bisogni delle comunità locali. Insomma, una risorsa e non disturbi e/o vincoli”.

Di seguito, gli interventi dei due direttori di settore.

Sanguedolce. Il primo successo di cui andiamo fiero sta nei 250 defibrillatori distribuiti nel territorio provinciale, a cominciare dalle zone periferiche e, quindi, meno protette.

Inoltre, abbiamo migliorato l’intero approccio al ramo oncologico completando il registro tumori al momento con i dati 2006 e 2007. Insieme con le incidenze, abbiamo i numeri sulle sopravvivenze, ed è sulla base di questi che possiamo programmare l’attività sanitaria. I dati sono in linea con il nord, ma noi dobbiamo sforzarci di limitare al massimo i viaggi della speranza. Per fare questo, puntiamo a fare tanta prevenzione, dagli stili di vita all’obesità passando per un approccio multidisciplinare (soprattutto con riferimento alle donne) e finendo con le strutture di eccellenza.

Infine, la “Casa del parto”, una stimolante opportunità di fare nascere i bambini in maniera naturale. Forse negli anni ci si è troppo medicalizzati, ma noi ci crediamo e vogliamo ricreare queste condizioni attivando a Trani una struttura, gestita da ostetriche, extra ospedaliera ma del tutto sicura. Le prime nascite entro l’anno.

Capozzolo. Il rientro del passivo nasce dall’aumento dei ricavi e dalla contemporanea diminuzione dei costi. Però la nostra Asl ha una quota capitaria molto bassa, che ci ha privato di almeno 25 milioni. Ed il prossimo anno calerà ancora determinando un fabbisogno non soddisfatto di 32 milioni.

Sui costi, la situazione è complessivamente armonica: il personale 31 per cento; l’acquisizione di beni e servizi 10 per cento; manutenzioni 5 per cento; acquisto di altri servizi non ospedalieri 32 per cento. Dismetteremmo solo su Andria almeno sei sedi (su un totale di 48), per un risparmio di 300mila euro. E fra queste non c’è ancora la sede dell’Asl.

Quanto ai presidi ospedalieri, tutti hanno risultati negati, e la maggiore incidenza è quella del personale. Personale che si è ridotto in 153 unità nel 2011 a causa del piano di rientro e del blocco delle assunzioni. La maggior parte di queste persone lavorano nei plessi ospedalieri e questo ci preoccupa in prospettiva futura.

Infine i lavori. A Barletta è in corso la messa in sicurezza del piazzale, oggetto di continui furti d’auto. E si sta lavorando per ospitare l’ematologia, che andrà via da Trani. Ad Andria si sta intervenendo da una parte sulle sale operatorie, dall’altra sulle ascensori, la maggior parte delle quali sarà attivata entro fine anno. A Bisceglie si stanno potenziando alcune strutture, a Trani si completerà il pronto soccorso (gara d’appalto in cadenza il 14 agosto), s’interverrà sulla sicurezza e si trasformerà la palazzina della suore, ormai non più occupata dalle religiose, in casa del parto. Questo perché si vuole creare il migliore ambiente possibile, giardino compreso. Ospiterà massimo due partorienti, perché la degenza è di non più di un giorno, sono previsti meccanismi di emergenza in caso di complicazioni, giacché il protocollo è nato dopo nove mesi di lavoro. Sempre su Trani sarà accentrato il servizio farmaceutico, on ordine e magazzinaggio in contemporanea.

Capitolo nuovo ospedale unico: ormai è certo che saranno due. Quello di Andria-Canosa risolverà il problema del “Bonomo”, ormai obsoleto. Il secondo dovrebbe trovare posto sulla “conca barese”: Trani; Biscglie; Molfetta; Terlizzi; Corato; Ruvo. Quale la collocazione migliore? Il baricentro ponderato si colloca fra Bisceglie e Molfetta. Noi abbiamo consegnato in Regione le due bozze progettuali, e per il secondo, al momento, abbiamo un punto compreso fra autostrada e statale 16. L’unico terreno candidato ufficialmente agli atti è stato proposto dal Comune di Bisceglie. Né gli altri comuni, né la Provincia, hanno candidato altri terreni. Certo, se i soldi non bastassero, la priorità sarebbe Andria.

Infine, il piano di emergenza estiva: dopo il 30 settembre Trani ritornerà allo status quo ante? “Sì – risponde Gorgoni – se avremo superato il problema della carenza degli anestesisti, perché nel frattempo tutto il personale avrà goduto delle ferie. Diversamente, avremmo ancora dei problemi”.


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