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Leone di Lernia e l'emigrazione del tranese trash. L'intervista pubblicata su «Il giorno»

Uno dei "personaggi famosi" che abbiamo esportato fuori dalle mura cittadine, Leone di Lernia, è riuscito a ritagliarsi anche ieri una pagina sul quotidiano "Il Giorno". Ad intervistare l'artista trash è stato Massimiliano Chiavarone che con Leone, ormai alla soglia dei 75 anni, ha parlato della sua carriera nel mondo dello spettacolo e noi vi riportiamo qualche stralcio dell'intervista nel caso qualcuno non conoscesse a fondo la storia del cantante tranese.

“Mi sono trasferito a Milano 55 anni fa perché al Parco Ravizza guadagnavo di più” esordisce il cantante. Per la cronaca, parco Ravizza a Milano all'epoca aveva la nomea d'esser frequentato da travestiti, transessuali e prostitute oltre che nottetempo da spacciatori e consumatori.

"Ho esordito alla mensa ufficiali di Cervignano del Friuli. Ero militare di leva e mi esibivo cantando pezzi blues alla Dixieland. Poi mi sono trasferito a Milano e ho cominciato ad esibirmi nelle balere: nel repertorio avevo Fred Bongusto, Bruno Martino, Celentano, Mina e Rita Pavone. Poi con il “Rap di Cim d’Rap” partecipai al Piccolo Slam condotto da Stefania Rotolo sull’allora Rete uno e poi finii nella top ten della “Schif Parade”, rubrica radiofonica degli anni ’70 condotta su Radiouno da Luciano Salce e Bice Valori dedicata alla musica più brutta. Io ero sempre in classifica con Le figlie del Vento e Orietta Berti. Ma avevo una marcia in più".

Di Lernia ammette d'aver avuto un forte successo grazie al filone trash e al dialetto tranese, "Una novità assoluta. Feci il botto con “Ca gacciù vu havè” (Che ti venisse un colpo) cioè una cover in vernacolo di “I gotcha” di Joe Tex mescolata con “Una zebra a pois” cantata da Mina. Il testo raccontava di una donna che sentiva qualcosa di duro dietro la schiena e diceva al marito di smettere di premerle contro quello che credeva fosse il suo ginocchio, ma in realtà era altro. Le vendite furono milionarie ma non vidi una lira perché erano tutte copie pirata".

"Insomma ho lanciato un genere che poi tutti hanno copiato. L’ultimo è Checco Zalone che mi sta imitando alla perfezione".

Il cantantrash ricorda anche i suoi esordi in tv, al fianco di Silvio Berlusconi nella prima tv dell'imprenditore: "Mi ricordo che il Cavaliere era gentilissimo e se avevi sete ti portava perfino da bere. Facevo anche il disturbatore di 90° minuto da San Siro. Lì incontrai Gianni Agnelli, veniva sempre allo stadio sperando che il Milan perdesse. Poi c’è stata l’esperienza indimenticabile dell’ “Isola dei Famosi” che rifarei mille volte".

Ad ottobre pare debba uscire l'ultimo lavoro del tranese emigrato in cerca di fortuna: un album che parlerà di un uomo che si eccita guardando una donna che si spoglia (nelle ultime settimane su Youtube è stato messo in rete la videoclip di "Eccitato").

Chiavarone gli chiede se in qualche modo ha mai avuto la sensazione di sentirsi volgare.

"No - risponde Leone di Lernia - perché io uso sempre il registro dell’ironia, del doppio senso e dell’esagerazione. In fondo ho portato anche una ventata di novità nelle canzoni che trattano sempre temi sdolcinati. Sono per il divertimento puro, senza complicazioni e senza pericoli e sono migliaia i ragazzini che vengono alle mie serate".

Infine, il "ragazzo della via Gluck" in salsa trash dice di essere ancora affascinato da Milano ma... "mi sembra che le strade siano meno sicure soprattutto di notte. Poi c’è meno verde e troppi cantieri".


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